Punto settimanale: Ebola in DRC oltre 4.200 decessi e un caso importato in Kenya, morbillo USA oltre 4.000 casi, allarme peste in un laboratorio russo

La settimana tra il 5 e l’11 ottobre 2026 lascia un quadro in cui le emergenze vecchie non si chiudono e se ne aprono di nuove. L’epidemia di Ebola da virus Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo supera i 4.200 decessi e registra il primo caso importato in Kenya. Negli Stati Uniti il morbillo sfonda quota 4.000 casi. In Russia torna l’allarme per una morte sospetta in un laboratorio antipse, mentre in Italia la sorveglianza su dengue e West Nile continua a macinare numeri.
Di seguito il punto sulle notizie più importanti, con i dati aggiornati e le fonti.
Ebola Bundibugyo in DRC: oltre 4.200 decessi e un caso importato in Kenya
L’aggiornamento dell’OMS (DON619) e dell’ECDC, con dati al 6 ottobre, porta l’epidemia da virus Bundibugyo a 8.728 casi confermati e 4.205 decessi. La letalità grezza è del 48,2%, i guariti sono 2.269 e 1.066 pazienti restano ricoverati in isolamento.
I casi arrivano da 64 zone sanitarie in sette delle 26 province del Paese. Una nuova zona colpita, Alimbongo nel North Kivu, ha segnalato quattro casi e due decessi.
L’Ituri resta l’epicentro con 6.480 casi e 2.989 decessi. Seguono il North Kivu con 1.755 casi e 1.013 decessi e la letalità provinciale più alta, al 57,7%, l’Haut-Uele con 364 casi e 153 decessi e il Tshopo con 51 casi e 17 decessi.
Sul piano della dinamica i nuovi casi settimanali sono passati da 475 a 487, un aumento del 2,5%, mentre i decessi settimanali sono rimasti stabili intorno a 224. I segnali di rallentamento in alcune aree convivono con una trasmissione ancora intensa in altre mentre la media dei nuovi contagi è salita a 72 al giorno.
Resta critico il ritardo nella presa in carico: 264 dei 372 decessi più recenti sono avvenuti fuori dai centri di trattamento. Il follow-up dei contatti si ferma all’80,4% (23.741 su 29.535 al 4 ottobre), sotto l’obiettivo dell’85%.
Il 6 ottobre il Kenya ha annunciato il suo primo caso importato. Si tratta di un cittadino keniota che viveva in DRC, partito dal Paese attraverso l’Uganda e arrivato a Nairobi il 3 ottobre, deceduto il 5 ottobre, con 28 contatti in quarantena.
Nei Paesi Bassi è ricoverato al Leiden University Medical Center l’operatore di Medici Senza Frontiere risultato positivo il 29 settembre. In Uganda l’OMS ha dichiarato la fine dell’epidemia il 25 agosto, dopo 42 giorni senza nuovi casi.
Per capire perché Bundibugyo resta un problema difficile, vale la pena rileggere il quadro dei vaccini in sperimentazione.
Morbillo negli Stati Uniti: superata quota 4.000 casi
La pagina del CDC aggiornata all’8 ottobre porta a 4.080 i casi confermati di morbillo negli Stati Uniti nel 2026, con 193 nuovi casi in una settimana e un aumento del 5%. Il totale è ormai quasi l’80% sopra l’intero 2025 ed è il più alto degli ultimi trent’anni.
I casi sono distribuiti in 47 giurisdizioni, con 42 focolai confermati. La Pennsylvania, spinta dall’epidemia della contea di Lancaster, pesa per più di un quarto del totale nazionale.
È il superamento di quota 4.000 che nelle settimane precedenti appariva imminente. La copertura vaccinale resta sotto la soglia di sicurezza in diverse contee mentre i legislatori americani chiedono alla direzione dei CDC risposte sulle raccomandazioni vaccinali infantili. Sul tema si può rileggere la scheda sul morbillo.
Russia: il caso sospetto di peste in un istituto antipse
Il 10 ottobre l’OMS ha pubblicato un Disease Outbreak News (DON620) su un caso di polmonite a eziologia indeterminata nella Federazione Russa.
Il 2 ottobre era morta, dopo un ricovero per polmonite grave iniziato il 29 settembre, una dipendente dell’Istituto antipse di ricerca di Irkutsk per la Siberia e l’Estremo Oriente. Dai primi report dei media il decesso era stato messo in relazione a un’esposizione occupazionale in laboratorio e alla sospetta peste polmonare.
Dopo le richieste di verifica dell’OMS, il punto focale nazionale russo ha confermato il decesso ma ha riferito che nella regione di Irkutsk non risultano casi recenti di peste, che non si sono verificati incidenti di biosicurezza nel laboratorio e che i test sui contatti sono risultati negativi per i patogeni ad alto rischio. Tutti i contatti sono asintomatici e sotto osservazione.
L’OMS non ha identificato prove di trasmissione in corso, ma segnala come principale incertezza l’assenza di una diagnosi confermata nella lavoratrice deceduta. L’agenzia continuerà a monitorare la situazione. Sulla peste come malattia ancora attuale si può leggere la scheda dedicata.
Influenza aviaria H5N1: nuovi focolai negli allevamenti americani
Nel corso della settimana il USDA ha segnalato ulteriori focolai di influenza aviaria ad alta patogenicità negli allevamenti di pollame degli Stati Uniti. Il dato è in linea con la ripresa autunnale già osservata a settembre e con la migrazione degli uccelli selvatici.
Sul fronte umano l’aggiornamento settimanale dell’OMS per la regione del Pacifico occidentale non registra nuovi casi di infezione umana da A(H5N1) tra il 25 settembre e il 1 ottobre. L’ultimo caso segnalato risale a Phnom Penh, in Cambogia, con esordio dei sintomi il 30 giugno 2026.
In Europa il virus continua a circolare ampiamente tra gli uccelli selvatici e negli allevamenti, ma finora non sono stati confermati casi umani nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo.
Arbovirosi in Italia: dengue, chikungunya e Zika
Il bollettino dell’Istituto superiore di sanità aggiornato al 6 ottobre porta a 346 i casi confermati di dengue dal 1 gennaio. Di questi, 68 sono autoctoni e riconducibili a cinque focolai di trasmissione locale più un caso sporadico non collegato.
Il focolaio maggiore conta 36 casi tra le province di Livorno e Firenze. Uno più piccolo conta 20 casi nella provincia di Lecce. Seguono 7 casi nella provincia di Vicenza, 2 nella provincia di Milano e 2 nella provincia di Napoli, con 1 caso sporadico nella provincia di Roma.
Tra i casi importati il 53% ha come luogo di esposizione le Maldive. Si registrano anche 29 casi di chikungunya, di cui uno autoctono, con il 37% dei restanti associato alle Seychelles, oltre a 4 casi di Zika, tutti importati. Nessun decesso.
Chi vuole orientarsi tra i vettori può partire dalle nuove mappe ECDC 2026 su zanzare, zecche e pappataci.
West Nile in Italia: 754 casi e 57 decessi
Il report N. 11 dell’ISS, pubblicato l’8 ottobre con dati al 7 ottobre, porta il West Nile in Italia a 754 casi confermati, contro i 727 del report precedente.
Di questi, 401 sono nella forma neuro-invasiva, 253 come febbre, 94 asintomatici identificati tra i donatori di sangue, 5 con altri sintomi e 1 asintomatico. I decessi notificati sono 57. La letalità sulle forme neuro-invasive autoctone è del 14,1%, inferiore al 19,2% dello stesso periodo del 2025.
La circolazione è dimostrata in 85 province di 20 regioni, praticamente tutto il Paese. Nello stesso periodo sono stati segnalati 18 casi di virus Usutu. La sorveglianza resta attiva fino a novembre. Per il quadro generale si può rileggere West Nile virus in Europa.
Vaccini e ricerca: un pneumococcico a 31 sierotipi e la varicella
Vaxcyte ha annunciato che il suo vaccino pneumococcico coniugato a 31 sierotipi ha raggiunto gli endpoint in uno studio di fase 3, un passo verso un’alternativa più ampia ai vaccini oggi disponibili.
Un’analisi riportata dal CIDRAP indica che i bambini vaccinati contro la varicella hanno meno probabilità di sviluppare l’herpes zoster in età successiva. Il dato rafforza il valore della vaccinazione universale e si collega al legame tra il virus varicella-zoster e la sua riattivazione.
In tema di parassitosi, un ampio studio statunitense e canadese stima che il 6% dei gatti sia infetto da Giardia, ma quasi sempre con genotipi non dannosi per l’uomo. Sul fronte della salute pubblica americana, la fiducia nella sicurezza del cibo di supermercato scende al minimo storico, al 65% contro l’81% del 2024.
Un editoriale descrive i CDC come sotto organico e sovraccarichi, mentre i legislatori chiedono alla direzione risposte sull’epidemia di morbillo e sulle raccomandazioni vaccinali. Restano aperti focolai di polio in tre Paesi, mentre un op-ed del CIDRAP ricorda come malattie dimenticate come l’Hib rendano facile sottovalutare i loro vaccini.
TIP: leggere i numeri di un’epidemia senza farsi ingannare. Un caso confermato è un caso verificato in laboratorio, un caso sospetto è solo compatibile con la definizione clinica; i due numeri non vanno mai sommati. Occhio anche alla letalità: quella grezza divide i decessi per tutti i casi noti, compresi quelli mai diagnosticati che non compaiono. Per questo il valore reale può essere più basso di quello che si legge in un titolo.
Domande frequenti
Perché Ebola Bundibugyo è più difficile da contenere?
Perché il virus Bundibugyo ha una letalità alta e i sintomi iniziali sono aspecifici, quindi molti pazienti arrivano tardi ai centri di trattamento. Nei dati di questa settimana oltre due terzi dei decessi più recenti sono avvenuti fuori dai centri, un segnale di diagnosi tardiva più che di mancata capacità terapeutica.
La peste è ancora un rischio reale nel 2026?
Sì, ma in forme molto diverse dal passato. La peste resta endemica in alcune aree del mondo e ogni anno si registrano casi sporadici e piccoli focolai. Nel caso di Irkutsk i test sui contatti sono risultati negativi per i patogeni ad alto rischio e l’OMS non ha prove di trasmissione in corso.
Il morbillo può tornare anche in Italia?
Può tornare dovunque la copertura vaccinale con due dosi scenda sotto il 95%. Negli Stati Uniti il 2026 è già l’anno peggiore degli ultimi trent’anni proprio per questo motivo. In Italia la protezione resta alta ma con sacche di suscettibili, ed è lì che nascono i focolai.
Il West Nile si trasmette da persona a persona?
No, la trasmissione avviene tramite la puntura di zanzare infette, in particolare del genere Culex. Le eccezioni rare riguardano trasfusioni, trapianti e gravidanza. Per questo la sorveglianza sui donatori di sangue è parte integrante del sistema, come mostrano i 94 asintomatici individuati proprio tra i donatori.
Perché la firma delle arbovirosi si sposta verso nord?
Perché le temperature più alte e le stagioni calde più lunghe permettono ai vettori di sopravvivere e riprodursi in aree che prima erano inospitali. È il motivo per cui in Italia la sorveglianza resta attiva fino a novembre e ogni anno la stagione di trasmissione si allunga.
Fonti principali
- OMS, Disease Outbreak News: DON619 su Ebola in DRC e DON620 sul caso in Russia
- ECDC, focolaio di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda
- CDC, dati sul morbillo negli Stati Uniti
- CIDRAP, aggiornamenti su peste in Russia e H5N1 negli allevamenti americani
- EpiCentro ISS, bollettini arbovirosi e bollettino West Nile
- OMS WPRO, sorveglianza sull’influenza aviaria
⚠️ Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere medico. Consulta sempre il tuo medico per diagnosi e terapie.
