Punto settimanale: Ebola sbarca in Nigeria, morbillo fuori controllo nelle Americhe e il West Nile segna la stagione record in Europa

Punto settimanale: Ebola sbarca in Nigeria, morbillo fuori controllo nelle Americhe e il West Nile segna la stagione record in Europa
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Nessuna settimana tranquilla, questa. L’epidemia di Ebola da virus Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo ha superato i 9.700 casi, la Nigeria ha confermato il primo caso importato nel territorio della capitale e il morbillo nelle Americhe viaggia a quasi cinque volte il ritmo del 2025.

In Europa il West Nile chiude la stagione più intensa mai registrata, con il virus che si è spostato a nord di centinaia di chilometri. In Italia la dengue resta sotto i 400 casi, ma con una quota autoctona che non si era mai vista.

Il filo che lega queste notizie è sempre lo stesso: la diagnosi che arriva tardi e la copertura che non basta. Dove si testa poco il virus circola più a lungo, dove si vaccina poco le malattie che credevamo archiviate tornano a fare numeri.

Ebola Bundibugyo: 9.704 casi, 4.687 decessi e un caso importato in Nigeria

Il Disease Outbreak News dell’OMS pubblicato il 23 ottobre, con dati al 20 ottobre, porta l’epidemia a 9.704 casi confermati e 4.687 decessi, con una letalità grezza del 48,3%, 2.595 guarigioni e 66 zone sanitarie coinvolte in otto province. Nelle ultime 24 ore sono stati notificati 67 nuovi casi, 37 nell’Ituri e 29 nel Nord Kivu.

Il Nord-Ubangi è la provincia colpita più di recente, con tre casi e un decesso. Dakwa nell’Haut-Uélé è la zona sanitaria più recente. L’Ituri resta l’epicentro con 7.040 casi e 3.271 decessi, il Nord Kivu segue con 2.146 casi e una letalità del 55,9%, la più alta del Paese.

Il dato che pesa più di tutti non è il totale. Dei 482 decessi notificati dall’aggiornamento precedente, 307 sono avvenuti nella comunità e solo 175 nei centri di trattamento. Tradotto: la diagnosi arriva tardi, quando il paziente è già fuori dai circuiti di cura e ha già contagiato qualcuno.

Il follow-up dei contatti è al 79,7% su 30.130 contatti, contro la soglia del 95% che serve per chiudere un focolaio. Il Nord Kivu è al 73,3%, il Tshopo all’83,7%. Senza tracciamento non si chiude nulla. Questi numeri spiegano perché l’epidemia non accenna a rallentare. Sul quadro generale del virus si può rileggere perché il focolaio Bundibugyo 2026 è diverso dagli altri.

Sul fronte regionale il Kenya ha confermato nove casi con un decesso, tutti collegati al caso indice importato dal 6 ottobre: quattro familiari e quattro operatori sanitari, con 134 dei 135 contatti in quarantena e nessuna evidenza di trasmissione di comunità.

Il 20 ottobre la Nigeria ha confermato il primo caso importato nel territorio della capitale Abuja. Si tratta di una donna con storia di viaggio in Uganda e, secondo le autorità ugandesi, in Repubblica Democratica del Congo, con sintomi dal 7 ottobre, assistenza medica cercata l’11 e conferma di laboratorio il 20, dopo uno scalo ad Addis Abeba. Sono 44 i contatti stretti sotto monitoraggio. La Nigeria è il quinto Paese a rilevare il virus dopo DRC, Uganda, Francia e Kenya.

Da tenere a mente. Un caso importato in una capitale da oltre venti milioni di abitanti non è una fatalità, è un test di preparazione. La differenza tra un caso e un focolaio la fanno le prime 48 ore: isolamento, lista dei contatti e laboratorio che risponde in giornata.

Morbillo nelle Americhe: 55.792 casi e 77 decessi, rischio regionale molto alto

La valutazione PAHO dell’8 ottobre classifica il rischio di morbillo nelle Americhe come molto alto. Dal 4 gennaio al 3 ottobre 17 Paesi hanno notificato 55.792 casi confermati e 77 decessi, 4,8 volte il periodo comparabile del 2025, con trasmissione di comunità in tutti i Paesi coinvolti.

Guatemala (34.355), Messico (13.595), Stati Uniti (3.887), Perù (2.553) e Canada (1.121) coprono il 99,5% dei casi. I decessi si concentrano in Guatemala (50) e Messico (23); in Guatemala la mortalità nei lattanti è diciassette volte quella generale.

La spiegazione è noiosa e nota. La copertura regionale nel 2025 era dell’88% per la prima dose e dell’85% per la seconda, con 1,6 milioni di bambini non vaccinati. Il problema non è nei modelli epidemiologici, è nelle anagrafiche vaccinali.

Negli Stati Uniti i dati nazionali aggiornati parlano di 4.410 casi nel 2026, quasi il doppio dei 2.289 dell’intero 2025, distribuiti in 47 giurisdizioni con 42 focolai e il 96% dei contagi associato a focolai. La curva americana è ancora in salita. Il morbillo non si ferma quando lo si ignora, si ferma quando si vaccina: la dinamica della trasmissione è descritta nella scheda sul morbillo.

West Nile: la stagione più intensa di sempre in Europa

Al 14 ottobre l’ECDC contava 1.926 casi autoctoni in 19 Paesi europei, il numero più alto mai registrato nel continente. L’Italia resta il Paese più colpito: il tredicesimo bollettino dell’ISS, con dati al 20 ottobre, riporta 777 casi confermati, di cui 414 nella forma neuroinvasiva, 95 asintomatici identificati tra i donatori di sangue e 262 con febbre.

I decessi sono 61, con una letalità sulle forme neuro-invasive autoctone del 14,7%, contro il 19,2% dello stesso periodo del 2025. La circolazione è dimostrata in 88 province di 20 regioni, praticamente ovunque; si aggiungono 19 casi di virus Usutu.

Il dato nuovo e più interessante è geografico. I Paesi Bassi sono a 59 casi e il Belgio ha registrato le prime infezioni autoctone della sua storia: 15 contagi con due decessi nelle Fiandre, entrambi in pazienti ad alto rischio di malattia grave, con circolazione locale attiva da mesi.

Il virus si è spostato a nord di centinaia di chilometri rispetto alle mappe di dieci anni fa e le stagioni si allungano. Negli Stati Uniti sono 1.328 i casi notificati nel 2026, il 76% neuroinvasivi. Il quadro europeo e le ragioni dell’espansione sono ricostruiti nel pezzo su come il West Nile si sta stabilendo in Europa.

Dengue: 363 casi in Italia con 73 autoctoni

Il bollettino ISS al 20 ottobre porta a 363 i casi confermati di dengue dall’inizio dell’anno, di cui 73 autoctoni riconducibili a cinque focolai di trasmissione locale più due casi che allo stato delle indagini non risultano collegati agli altri né tra loro. Tra i casi importati il 51% ha come luogo di esposizione le Maldive. Non si registrano decessi.

Il quadro globale resta movimentato. La Florida ha 368 casi autoctoni al 10 ottobre contro 62 dell’intero 2025, quasi tutti DENV-2 e concentrati nella contea di Hillsborough. L’Ecuador è a 38.607 casi al 3 ottobre, già sopra il totale del 2025, con il DENV-3 che ha sostituito il DENV-2 come sierotipo dominante.

Un cambio di sierotipo in una popolazione che ha costruito l’immunità su un altro virus è esattamente il contesto in cui si producono le forme gravi. Il Ciad ha 213 casi confermati e 7 decessi su 2.929 sospetti, con l’81% dei contagi a N’Djamena. Il Nord Darfur in Sudan ha registrato 927 casi tra settembre e il 16 ottobre. I dati italiani aggiornati sono nel pezzo sulle arbovirosi in Italia nel 2026.

Febbre gialla in Costa d’Avorio: 23 casi e 11 decessi a Boukani

Al 15 ottobre le autorità ivoriane hanno notificato 23 casi di febbre gialla e 11 decessi nel distretto di Boukani, nel nord-est del Paese. Un rapporto casi-decessi così alto parla di diagnosi tardiva e di una popolazione non protetta.

La febbre gialla è la malattia che più di tutte dimostra il valore della vaccinazione: un vaccino vivo attenuato che protegge in dieci giorni e per tutta la vita, presente nel calendario dei viaggiatori e al centro delle campagne di vaccinazione di massa. Le zone a trasmissione persistente restano l’Africa subsahariana e il bacino amazzonico. Ogni focolaio in un’area a copertura bassa è un promemoria per chi viaggia senza certificato.

Chikungunya, Zika e una stagione che non è finita

In Italia i casi di chikungunya sono 30, di cui uno autoctono, con il 34% dei restanti associato alle Seychelles. I casi di Zika sono 4, tutti importati; nessuno ha determinato decessi.

Numeri piccoli, ma la sorveglianza resta accesa per due motivi. Le temperature tengono in vita le zanzare più a lungo di un decennio fa. Ogni caso autoctono di chikungunya è la prova che il vettore è competente. In Europa l’ECDC continuerà a pubblicare il report settimanale fino a novembre: la stagione si chiude quando le trappole si svuotano, non quando finisce l’estate.

Domande frequenti

Il caso di Ebola in Nigeria cambia il rischio per l’Europa?

No, non allo stato attuale. Un caso importato con 44 contatti sotto monitoraggio è un evento atteso in un’epidemia di questa dimensione e la trasmissione richiede contatto diretto con fluidi corporei di una persona sintomatica. Il rischio per l’Europa resta basso, come nella valutazione ECDC del 22 ottobre, ma la sorveglianza nei punti di ingresso e l’informazione ai viaggiatori restano attive.

Perché il morbillo nelle Americhe è esploso proprio ora?

Per accumulo di suscettibili. Con una copertura dell’88% per la prima dose e dell’85% per la seconda, con 1,6 milioni di bambini non vaccinati, il virus trova abbastanza persone recettive per sostenere catene di trasmissione lunghe. Il morbillo è la malattia infettiva più contagiosa che conosciamo: serve una copertura molto alta, non una copertura discreta.

La stagione del West Nile è finita?

In Italia la fase acuta sì, la sorveglianza no. I bollettini ISS si chiudono quando le catture di zanzare diventano nulle e i casi si azzerano per più settimane consecutive. Fino a quel momento ogni febbre con sintomi neurologici in un’area a circolazione dimostrata va valutata anche per West Nile.

Chi deve vaccinarsi contro la febbre gialla?

Chi viaggia in aree a rischio, in base alle raccomandazioni OMS e al regolamento sanitario internazionale; in Italia la vaccinazione è offerta nei centri di medicina dei viaggi. Il certificato è richiesto da alcuni Paesi per l’ingresso. Una dose protegge per tutta la vita nella grande maggioranza delle persone.

Fonti: OMS Disease Outbreak News DON622, ECDC, OMS AFRO Nigeria, CDC morbillo, ECDC West Nile, ISS bollettino arbovirosi, ECDC CDTR settimana 42.

⚠️ Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere medico. Consulta sempre il tuo medico per diagnosi e terapie.

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