La storia delle pandemie influenzali: dal 1918 a oggi

La storia delle pandemie influenzali: dal 1918 a oggi
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I virus influenzali sono gli unici agenti patogeni ad aver prodotto pandemie documentate negli ultimi cento anni: quella spagnola del 1918, l’asiatica del 1957, quella di Hong Kong del 1968 e la suina del 2009. Ogni volta un virus nuovo per il sistema immunitario umano ha trovato una popolazione senza difese e ha girato il mondo in pochi mesi.

Raccontare queste quattro pandemie significa capire come funziona il virus dell’influenza, perché continua a essere una minaccia e cosa possiamo fare per non farci trovare impreparati.

La spagnola del 1918: la pandemia più letale del XX secolo

La pandemia influenzale del 1918, causata da un virus H1N1 di origine aviaria, resta la più grave della storia recente. Le stime parlano di 500 milioni di infetti, circa un terzo della popolazione mondiale di allora, e di un numero di morti compreso tra 50 e 100 milioni: più vittime della prima guerra mondiale stessa.

Il nome “spagnola” è un caso di cronaca più che di geografia: la Spagna, neutrale nel conflitto, fu il primo paese a raccontare apertamente l’epidemia, mentre gli altri lo censuravano per ragioni belliche. Il virus circolò in almeno tre ondate tra la primavera del 1918 e l’inverno del 1919, con la seconda, quella autunnale, di gran lunga la più letale.

Il dato più inquietante fu l’elevata mortalità tra i giovani adulti tra i 20 e i 40 anni, fascia di età di solito poco colpita dall’influenza stagionale. La spiegazione più accreditata è la cosiddetta “tempesta di citochine”: una risposta immunitaria eccessiva che danneggiava i polmoni proprio nelle persone con il sistema immunitario più reattivo.

💡 TIP , La “tempesta di citochine” è una reazione esagerata del sistema immunitario: le cellule di difesa rilasciano troppe molecole infiammatorie (le citochine, appunto) e finiscono per danneggiare i tessuti dell’organismo che dovrebbero proteggere. È un fenomeno studiato anche in altre infezioni respiratorie gravi.

L’asiatica del 1957: il primo virus pandemico isolato

Nel febbraio 1957 un nuovo virus H2N2, nato da un riassortimento genetico tra un ceppo umano e uno aviario, emerse in Cina e si diffuse in tutto il mondo entro l’estate. Fu la prima pandemia in cui il virus fu isolato e identificato in laboratorio prima che l’epidemia esplodesse, permettendo di sviluppare un vaccino in tempi relativamente rapidi.

Le stime parlano di 1-2 milioni di morti, con una letalità molto più bassa della spagnola. La pandemia colpì soprattutto bambini, anziani e donne in gravidanza, e lasciò una lezione pratica: la sorveglianza virologica e la produzione anticipata di vaccini funzionano.

Hong Kong 1968: il ceppo che circola ancora

Nel luglio 1968 il virus H3N2, anch’esso frutto di un riassortimento con un virus aviario, partì da Hong Kong e raggiunse gli Stati Uniti in pochi mesi. Il bilancio stimato è di circa 1 milione di morti (le stime vanno da 500 mila a 2 milioni).

La particolarità di questa pandemia è che il virus non si è mai estinto: l’H3N2 circola ancora oggi come uno dei principali virus influenzali stagionali, insieme all’H1N1. È la dimostrazione che un virus pandemico, una volta entrato nella popolazione umana, può restarci per decenni.

La suina del 2009: la prima pandemia dell’era digitale

Nell’aprile 2009 un nuovo virus H1N1pdm09, con un patrimonio genetico “quadruplo” (geni suini, aviari e umani), fu identificato in Messico e negli Stati Uniti. L’OMS dichiarò la pandemia l’11 giugno 2009, alla fase 6, quando la diffusione tra continenti era ormai evidente.

La pandemia del 2009 fu relativamente mite: le stime più accreditate indicano 150-575 mila morti nel primo anno (una revisione del 2012 su Lancet parla di circa 284 mila in media), molto meno delle pandemie precedenti. Colpì soprattutto bambini e adulti giovani, mentre gli anziani, esposti a virus H1N1 simili in passato, erano parzialmente protetti.

Fu anche la prima pandemia seguita in tempo reale da internet e dai social media, con tutte le difficoltà di comunicazione del caso: servì a capire che allarmismo e disinformazione viaggiano più veloci del virus.

Drift e shift antigenico: perché il virus cambia sempre

Per capire le pandemie influenzali bisogna conoscere i due meccanismi con cui il virus cambia “identità”: il drift antigenico e lo shift antigenico.

Il drift antigenico è l’accumulo di piccole mutazioni nelle proteine di superficie del virus (emagglutinina e neuraminidasi). È un processo continuo e graduale, che rende il virus stagionale leggermente diverso di anno in anno: è il motivo per cui il vaccino antinfluenzale va aggiornato ogni anno e riproposto alla popolazione. Il drift produce le epidemie stagionali, non le pandemie.

Lo shift antigenico è invece un salto improvviso: quando due virus influenzali diversi infettano la stessa cellula (tipicamente in un animale come il maiale), possono scambiarsi segmenti di genoma e generare un virus completamente nuovo, con una combinazione di proteine di superficie mai vista dall’uomo. È lo shift a dare origine alle pandemie: la popolazione non ha alcuna immunità preesistente.

💡 TIP , Il meccanismo del riassortimento è come mescolare due mazzi di carte: il virus influenzale ha un genoma “segmentato” (8 frammenti separati). Se due virus diversi infettano la stessa cellula, i frammenti possono ricombinarsi in modo casuale, generando un virus con un mix inedito di caratteristiche. Su questo si basa lo shift antigenico.

Per approfondire la differenza tra virus stagionali e pandemici, e come si sorvegliano, puoi leggere la nostra guida all’influenza stagionale: virologia, epidemiologia e vaccino.

Perché solo il tipo A fa pandemie

Esistono quattro tipi di virus influenzali: A, B, C e D. Solo il tipo A ha causato pandemie, per un motivo preciso: ha un serbatoio animale enorme. I virus A circolano negli uccelli acquatici selvatici, che ne ospitano tutti i sottotipi conosciuti (16 di emagglutinina, 9 di neuraminidasi), e da lì passano ad altre specie: pollame, suini, cavalli, e occasionalmente l’uomo.

Il maiale merita una menzione speciale: ha sulla superficie delle sue cellule sia i recettori “aviari” sia quelli “umani” del virus, e per questo funziona da “miscelatore” (mixing vessel) perfetto per il riassortimento. Molti virus pandemici, incluso quello del 2009, sono passati da un maiale.

I virus B e C, invece, infettano quasi esclusivamente l’uomo e mutano solo per drift: possono causare epidemie stagionali (il tipo B, in particolare) ma non hanno i serbatoi animali necessari a generare uno shift. Il tipo D colpisce principalmente i bovini e non causa malattia significativa nell’uomo.

La minaccia attuale: l’H5N1 e gli altri candidati

Oggi l’attenzione dei sistemi di sorveglianza è concentrata sull’influenza aviaria H5N1, un virus altamente patogeno per gli uccelli che dal 2021-2022 si è diffuso su scala globale nel pollame e negli uccelli selvatici. Dal 2024 ha cominciato a infettare anche i bovini da latte negli Stati Uniti, un salto di specie che ha sorpreso i virologi.

I casi umani di H5N1 restano sporadici e quasi sempre legati a contatti stretti con animali malati, ma la mortalità nei casi confermati è alta, attorno al 50% nei dati storici dell’OMS. Il punto critico è la trasmissione tra umani: finora non è mai diventata sostenuta, ma ogni nuova infezione è un’opportunità in più per il virus di adattarsi. Approfondisci il tema nel nostro articolo sull’influenza aviaria H5N1 e perché il mondo la osserva con attenzione.

Altri virus sorvegliati sono H7N9, H9N2 e H5N6, tutti di origine aviaria, con casi umani sporadici in Asia. La regola generale non cambia: qualsiasi sottotipo di influenza A che impari a trasmettersi bene tra umani può scatenare la prossima pandemia.

Cosa abbiamo imparato: sorveglianza, vaccini, preparazione

Cento anni di pandemie hanno lasciato un patrimonio di strumenti che nel 1918 non esisteva:

  • Sorveglianza globale: la rete GISRS dell’OMS coordina i laboratori nazionali che sequenziano i virus influenzali e segnalano subito le varianti nuove. Senza questa rete, il virus del 2009 sarebbe stato riconosciuto molto più tardi.
  • Vaccini: oggi un vaccino pandemico può essere sviluppato in pochi mesi, e le piattaforme a mRNA hanno ulteriormente accorciato i tempi. Il vaccino resta lo strumento principale per ridurre malattia grave e mortalità. Se vuoi capire il meccanismo, leggi come funzionano i vaccini: memoria immunitaria, adiuvanti e mRNA.
  • Antivirali: farmaci come l’oseltamivir riducono durata e gravità della malattia se assunti precocemente, e sono utili nella fase iniziale di una pandemia, prima che il vaccino sia pronto.
  • Piani pandemici: scorte di vaccini e farmaci, priorità di somministrazione, misure non farmacologiche (mascherine, distanziamento, igiene delle mani) e protocolli di comunicazione del rischio. La pandemia di COVID-19 ha mostrato sia i punti di forza sia i limiti di questi piani.

La lezione più importante è che una pandemia influenzale non è una questione di “se” ma di “quando”: i serbatoi animali dei virus A sono ovunque, e prima o poi uno shift antigenico genererà un nuovo virus. La differenza tra una pandemia come quella del 1918 e una come quella del 2009 la fanno la preparazione, la velocità di risposta e la capacità di comunicare senza seminare panico.

FAQ

Qual è stata la pandemia influenzale più letale della storia?

La spagnola del 1918, causata da un virus H1N1: si stimano tra 50 e 100 milioni di morti nel mondo, con una mortalità insolitamente alta tra i giovani adulti.

Che differenza c’è tra drift e shift antigenico?

Il drift è l’accumulo graduale di piccole mutazioni: cambia il virus stagionale di anno in anno e richiede vaccini aggiornati. Lo shift è un riassortimento genetico improvviso tra virus diversi che crea un virus completamente nuovo, capace di causare una pandemia.

Perché i maiali sono importanti per l’influenza?

Perché hanno recettori sia per i virus aviari sia per quelli umani: possono infettarsi con entrambi contemporaneamente e funzionare da “miscelatori” in cui nascono i virus riassortiti, come quello del 2009.

L’influenza aviaria H5N1 può causare la prossima pandemia?

È il candidato più sorvegliato. I casi umani sono sporadici e legati al contatto con animali infetti, ma la mortalità nei casi confermati è alta e ogni adattamento del virus potrebbe aumentare il rischio di trasmissione tra umani. Al momento non c’è trasmissione sostenuta da persona a persona.

Il vaccino antinfluenzale protegge dalle pandemie?

Il vaccino stagionale protegge dai virus in circolazione in quella stagione, inclusi i discendenti dei ceppi pandemici (H1N1 e H3N2). In caso di nuova pandemia serve un vaccino pandemico specifico, che le agenzie regolatorie possono autorizzare in tempi accelerati.

⚠️ Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere medico. Consulta sempre il tuo medico per diagnosi e terapie.

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