L’influenza stagionale: virologia, epidemiologia e perché il vaccino cambia ogni anno

L'influenza stagionale: virologia, epidemiologia e perché il vaccino cambia ogni anno
Contenuti dell'articolo

Ogni anno, puntuale come l’autunno, l’influenza stagionale fa il suo ritorno. Per la maggior parte delle persone è una settimana spiacevole a letto con febbre, dolori muscolari e mal di gola. Ma per i fragili — anziani, immunodepressi, bambini piccoli — può essere molto di più: una polmonite severa, un ricovero in terapia intensiva, talvolta la morte. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che ogni anno nel mondo si verifichino circa 1 miliardo di infezioni, di cui 3-5 milioni di casi gravi e 290.000-650.000 decessi per cause respiratorie. Capire come funziona il virus, come si diffonde e perché il vaccino va aggiornato ogni anno è il primo passo per proteggersi.

Virologia: gli Orthomyxoviridae

Il virus dell’influenza appartiene alla famiglia degli Orthomyxoviridae, virus a RNA a singolo filamento con genoma segmentato. Esistono quattro tipi: A, B, C e D. I tipi A e B sono responsabili delle epidemie stagionali nell’uomo, mentre il tipo C causa infezioni generalmente lievi. Il tipo D infetta principalmente il bestiame e non è considerato patogeno per l’uomo.

La particolarità del virus influenzale sta nelle due proteine di superficie che ne determinano l’identità: l’emoagglutinina (HA), che permette al virus di attaccarsi e penetrare nelle cellule dell’ospite, e la neuraminidasi (NA), che aiuta le nuove particelle virali a uscire dalla cellula infettata per diffondersi ad altre cellule. Per i virus influenzali di tipo A si conoscono 18 sottotipi di HA (H1-H18) e 11 di NA (N1-N11), ma solo alcune combinazioni (H1N1, H3N2) circolano stabilmente nella popolazione umana.

Drift e shift antigenico: perché il virus cambia continuamente

La ragione principale per cui ci si può ammalare di influenza più volte nella vita è la straordinaria capacità del virus di mutare. Due meccanismi guidano questa variabilità.

Il drift antigenico è un processo graduale: mutazioni puntiformi che si accumulano nel tempo nei geni dell’HA e della NA, alterando la superficie del virus abbastanza da eludere parzialmente gli anticorpi già sviluppati dall’organismo. È il motivo per cui il vaccino antinfluenzale viene aggiornato ogni anno: le formule precedenti potrebbero non riconoscere le nuove varianti circolanti.

Lo shift antigenico è invece un evento raro e improvviso, che riguarda solo il virus di tipo A. Si verifica quando due diversi sottotipi influenzali (ad esempio uno umano e uno suino o aviario) infettano la stessa cellula e riassortiscono i loro segmenti genomici, generando un virus completamente nuovo. Questo meccanismo è all’origine delle pandemie influenzali: la Spagnola del 1918 (H1N1, 50 milioni di morti), l’Asiatica del 1957 (H2N2), la Hong Kong del 1968 (H3N2) e la Suina del 2009 (H1N1pdm09).

Epidemiologia: chi si ammala e quando

Nell’emisfero settentrionale la stagione influenzale va tipicamente da novembre a marzo, con picchi tra dicembre e febbraio. Nell’emisfero australe il pattern si inverte (maggio-ottobre). I bambini sotto i 5 anni e gli over 65 hanno il rischio più alto di complicanze gravi, ma sono i più piccoli sotto l’anno a registrare i tassi più alti di ospedalizzazione.

La trasmissione avviene per via aerea attraverso goccioline di saliva (droplets) emesse con tosse e starnuti, ma anche per contatto con superfici contaminate. Il periodo di incubazione è di 1-4 giorni e la contagiosità inizia circa un giorno prima della comparsa dei sintomi, rendendo difficile il contenimento.

In Italia la rete di sorveglianza InfluNet (oggi RespiVirNet), coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, monitora la circolazione dei virus influenzali e dei principali patogeni respiratori durante la stagione invernale, fornendo dati settimanali fondamentali per la sanità pubblica.

Il vaccino antinfluenzale: come funziona

Il vaccino antinfluenzale stimola il sistema immunitario a produrre anticorpi contro le proteine HA e NA dei ceppi virali che si prevede circoleranno nella stagione successiva. Esistono due formulazioni principali:

  • Vaccino inattivato quadrivalente (QIV): somministrato per via intramuscolare, contiene quattro ceppi virali uccisi (due di tipo A e due di tipo B). È la formulazione più diffusa.
  • Vaccino vivo attenuato (LAIV): somministrato per via intranasale, contiene virus vivi ma indeboliti. È indicato per bambini e adolescenti (2-17 anni) in alcuni Paesi.

Per gli over 65 sono disponibili formulazioni potenziate: il vaccino adiuvato (MF59) e il vaccino ad alta dose (HD-QIV), che offrono una risposta immunitaria più robusta in una popolazione che risponde meno bene alla vaccinazione standard.

Per approfondire il funzionamento del sistema immunitario e i meccanismi di difesa dell’organismo, leggi l’articolo su Che cos’è e come funziona il Sistema del Complemento.

Perché il vaccino cambia ogni anno

A febbraio (per l’emisfero settentrionale) e a settembre (per l’emisfero australe), l’OMS convoca una riunione di esperti del Global Influenza Surveillance and Response System (GISRS), una rete che comprende oltre 150 Centri Nazionali per l’Influenza in 127 Paesi. Gli esperti analizzano i dati di sorveglianza raccolti durante la stagione appena conclusa e raccomandano la composizione del vaccino per la stagione successiva, selezionando i ceppi che con maggiore probabilità circoleranno.

L’efficacia del vaccino varia di anno in anno, generalmente tra il 40% e il 60% nelle stagioni in cui i ceppi circolanti corrispondono bene a quelli vaccinali. Quando c’è un mismatch (disallineamento tra ceppi vaccinali e circolanti), l’efficacia può scendere sotto il 30%. Anche in questi casi, però, la vaccinazione riduce significativamente il rischio di complicanze gravi, ospedalizzazione e morte.

Farmaci antivirali e resistenza

Oltre al vaccino, esistono farmaci antivirali per il trattamento dell’influenza. I due principali sono:

  • Oseltamivir (Tamiflu): un inibitore della neuraminidasi, efficace sia contro l’influenza A che B se somministrato entro 48 ore dall’esordio dei sintomi. Riduce la durata della malattia di circa un giorno e il rischio di complicanze.
  • Baloxavir marboxil (Xofluza): un inibitore della endonucleasi PA, più recente, che blocca la replicazione virale con una singola dose. Studi clinici mostrano una rapida riduzione della carica virale.

La resistenza agli antivirali è monitorata costantemente. I virus resistenti all’oseltamivir sono ancora rari (sotto l’1% nei ceppi circolanti), ma sono già emersi ceppi resistenti al baloxavir in Giappone, dove il farmaco è ampiamente utilizzato. La sorveglianza della resistenza è parte integrante del sistema GISRS dell’OMS.

Il quadro delle resistenze antimicrobiche si inserisce in un contesto più ampio di crescente attenzione globale. Su questo tema, leggi l’approfondimento sul tag influenza per tutti gli articoli correlati.

Prevenzione oltre il vaccino

Oltre alla vaccinazione annuale, raccomandata dall’OMS per i gruppi a rischio (over 60, bambini, donne in gravidanza, operatori sanitari e persone con patologie croniche), alcune misure non farmacologiche aiutano a ridurre la trasmissione: lavaggio frequente delle mani, ventilazione degli ambienti chiusi, uso della mascherina in contesti affollati durante i picchi epidemici e distanziamento fisico quando si è sintomatici.

L’influenza non è «un semplice raffreddore», ma una malattia respiratoria potenzialmente seria che il mondo scientifico ha imparato a conoscere e contrastare. La combinazione di vaccinazione annuale, sorveglianza globale e farmaci antivirali rappresenta oggi la strategia più efficace per limitarne l’impatto.

⚠️ Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere medico. Consulta sempre il tuo medico per diagnosi e terapie.

Seguimi su YouTube!
Parliamo di: