Come funzionano i vaccini: memoria immunitaria, adiuvanti e le nuove tecnologie a mRNA

Come funzionano i vaccini: memoria immunitaria, adiuvanti e le nuove tecnologie a mRNA
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I vaccini sono una delle conquiste più grandi della medicina: hanno eliminato il vaiolo, quasi debellato la poliomielite e salvato milioni di vite ogni anno. Ma come funzionano esattamente? Tutto parte dalla capacità del nostro sistema immunitario di ricordare gli incontri con i nemici. Ecco la guida completa ai meccanismi della vaccinazione, dalle basi dell’immunità alle nuove piattaforme a mRNA.

Il principio di base: insegnare al sistema immunitario a riconoscere

Un vaccino contiene una versione innocua di un agente patogeno, o di una sua parte, capace di attivare le difese senza causare la malattia. Il sistema immunitario lo riconosce come estraneo e mette in moto una risposta coordinata: l’immunità innata scatta per prima, come prima linea di difesa, e recluta le cellule specializzate della risposta adattativa.

Le cellule dendritiche catturano l’antigene e lo presentano ai linfociti T, in un processo chiamato presentazione antigenica. A questo punto parte la produzione di anticorpi da parte dei linfociti B e la risposta citotossica dei linfociti T, che distruggono le cellule infette. La parte più importante arriva alla fine: una quota di linfociti diventa cellule della memoria, pronte a reagire in modo rapidissimo e potente al prossimo incontro con lo stesso patogeno.

I principali tipi di vaccino

Esistono diverse tecnologie vaccinali, ognuna con caratteristiche specifiche.

Vaccini vivi attenuati: contengono il microrganismo indebolito, capace di replicarsi ma non di causare malattia. Sono molto efficaci e usati per morbillo, parotite, rosolia e varicella.

Vaccini inattivati: contengono il patogeno ucciso, come quelli per l’influenza iniettabile e la poliomielite. Sicuri anche per gli immunodepressi, ma richiedono richiami.

Vaccini a subunità e adiuvati: contengono solo frammenti del patogeno, come le proteine. Per potenziare la risposta si usano gli adiuvanti, come i sali di alluminio: stimolano l’immunità innata e rendono la vaccinazione più efficace.

Vaccini a vettore virale: usano un virus innocuo come vettore per trasportare il codice genetico di una proteina del patogeno bersaglio, come nel caso di alcuni vaccini contro SARS-CoV-2 e contro Ebola.

Vaccini a mRNA e a DNA: le piattaforme più recenti. Il vaccino a mRNA consegna alle cellule l’istruzione per produrre una proteina virale, che il sistema immunitario impara a riconoscere. La tecnologia a mRNA ha permesso lo sviluppo accelerato dei vaccini contro SARS-CoV-2, e oggi si studia per influenza, tumori e altre malattie.

Immunità di gregge, efficacia ed efficienza

Quando una percentuale sufficiente di popolazione è vaccinata, si crea l’immunità di gregge: il virus non trova abbastanza persone da infettare e la circolazione cala, proteggendo anche chi non può vaccinarsi. L’efficacia misura la protezione in condizioni ideali di studio, mentre l’efficienza (o effectiveness) misura la protezione reale nella popolazione: entrambe servono a valutare i programmi vaccinali.

I miti più comuni sulla vaccinazione

Tra le domande più frequenti: i vaccini non causano autismo, non sovraccaricano il sistema immunitario e non contengono microchip. Gli effetti collaterali gravi sono rarissimi, mentre i benefici nella prevenzione di malattie gravi sono enormi. Le campagne di vaccinazione di maggior successo, come quelle contro vaiolo e poliomielite, dimostrano cosa può ottenere la prevenzione su scala globale. Per approfondire il tema dell’influenza stagionale: virologia, epidemiologia e vaccino.

⚠️ Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere medico. Consulta sempre il tuo medico per diagnosi e terapie.

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