WHO lancia il nuovo piano globale contro la resistenza antifungina: 300 milioni di persone a rischio

Il 30 giugno 2026 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un nuovo blueprint globale per aiutare i paesi ad affrontare il crescente peso delle malattie fungine e della resistenza antifungina, una delle minacce più sottovalutate della sanità mondiale. Ogni anno oltre 300 milioni di persone nel mondo vengono colpite da infezioni fungine, con tassi di mortalità particolarmente elevati nelle popolazioni immunocompromesse e nei pazienti ospedalizzati.
Il documento, intitolato “Blueprint for strengthening responses to fungal disease and antifungal resistance”, arriva dopo anni di crescenti allarmi da parte della comunità scientifica. Già nel 2022 il WHO aveva pubblicato la sua prima Fungal Priority Pathogens List, identificando 19 specie fungine considerate priorità di salute pubblica e target per lo sviluppo di nuove terapie e test diagnostici. Il nuovo blueprint rappresenta il passo successivo: non più solo un elenco di minacce, ma una vera e propria tabella di marcia operativa per i sistemi sanitari nazionali.
Quattro domini d’azione
Il blueprint è stato sviluppato attraverso un processo strutturato che ha coinvolto oltre 150 esperti da tutte le regioni WHO, con competenze che spaziano dalla micologia clinica alla diagnostica, dalla stewardship antifungina alla sorveglianza, dalla regolamentazione alla salute pubblica. Si allinea con l’Updated Global Action Plan on AMR approvato dalla 79a Assemblea Mondiale della Sanità, che ha ufficialmente riconosciuto la resistenza antifungina come parte integrante della crisi AMR globale.
Le azioni si articolano in quattro domini interconnessi:
1. Interventi di salute pubblica e sistemi sanitari. Rafforzare la consapevolezza e la prontezza del sistema sanitario attraverso programmi di stewardship antifungina, formazione del personale e prevenzione del contagio. Molti paesi non hanno ancora protocolli specifici per la gestione delle infezioni fungine invasive.
2. Terapie, strumenti e innovazione. Espandere l’accesso equo a farmaci antifungini e diagnostici di qualità, incentivando al contempo la ricerca e lo sviluppo di nuovi trattamenti attraverso meccanismi regolatori e finanziari coordinati. Attualmente le opzioni terapeutiche per le infezioni fungine invasive sono limitate a poche classi di farmaci (azoli, echinocandine, polieni), e la resistenza a queste classi è in rapida crescita.
3. Sistemi di laboratorio, sorveglianza e preparazione alle epidemie. Costruire reti di laboratorio resilienti e sistemi di sorveglianza integrati per migliorare la diagnostica, la qualità dei dati e le politiche basate sull’evidenza. In molte aree del mondo, soprattutto nei paesi a basse e medie risorse, le infezioni fungine non vengono diagnosticate perché mancano i test necessari.
4. Driver sociali e ambientali. Affrontare i determinanti agricoli, ambientali e sociali delle malattie fungine attraverso un approccio One Health che integri salute umana, animale e ambientale. L’uso diffuso di fungicidi in agricoltura è uno dei principali driver della resistenza antifungina: molte molecole usate nei campi sono chimicamente simili agli antifungini usati in medicina, e i ceppi resistenti selezionati nell’ambiente possono infettare l’uomo.
Candida auris: l’emergenza silenziosa negli ospedali
Tra i patogeni fungini che più preoccupano il WHO c’è Candida auris, un lievito multiresistente identificato per la prima volta in Giappone nel 2009 e diffusosi rapidamente nelle strutture sanitarie di tutto il mondo. Le infezioni invasive da C. auris sono fatali in una percentuale compresa tra il 29% e il 62% dei pazienti, molti dei quali richiedono cure mediche complesse e hanno sistemi immunitari compromessi.
Uno studio di sorveglianza pubblicato sul Morbidity and Mortality Weekly Report dal CDC mostra che i casi clinici di C. auris negli Stati Uniti sono passati da 2.882 nel 2022 a 6.197 nel 2024, con un totale di 13.507 casi nel triennio. Oltre il 90% dei casi è stato registrato in ospedali per acuti e in ospedali per lungo-degenza, dove vengono trattati i pazienti più critici e fragili. I campioni più comuni sono risultati urine (31,5%) e sangue (30,2%).
La resistenza di C. auris agli antifungini è particolarmente preoccupante: il 92,5% degli isolati è resistente al fluconazolo, tra l’8% e il 35% all’amfotericina B, e fino all’8% alle echinocandine. Sono già emersi ceppi pan-resistenti, resistenti a tutte le quattro classi principali di antifungini.
Aspergillus fumigatus e la resistenza agli azoli
Anche Aspergillus fumigatus, il fungo responsabile dell’aspergillosi invasiva, sta mostrando livelli crescenti di resistenza. In alcune regioni, fino al 19% delle infezioni da A. fumigatus è resistente agli azoli, la classe di farmaci di prima linea per il trattamento dell’aspergillosi. Un dato particolarmente allarmante è la resistenza crociata tra diversi azoli: fino al 100% degli isolati resistenti al voriconazolo mostra resistenza anche ad itraconazolo, posaconazolo e isavuconazolo.
La resistenza agli azoli in A. fumigatus è strettamente legata all’uso di fungicidi agricoli. I pazienti con infezioni da ceppi resistenti agli azoli hanno fino al 33% di probabilità in più di morire rispetto a quelli infettati da ceppi sensibili, proprio perché le opzioni terapeutiche si riducono drasticamente.
Cryptococcus e altre minacce fungine
Oltre a Candida auris e Aspergillus fumigatus, il blueprint del WHO richiama l’attenzione su Cryptococcus, un fungo che causa meningite nei pazienti immunocompromessi, in particolare nelle persone che vivono con HIV. Cryptococcus è responsabile di circa 180.000 morti all’anno a livello globale, soprattutto in Africa subsahariana. Anche in questo caso, la resistenza agli antifungini di prima linea è in aumento e rappresenta una sfida terapeutica crescente.
Altre specie prioritarie includono Candida albicans, Candida glabrata, Candida parapsilosis e Mucorales (responsabili della mucormicosi), ciascuna con specifici profili di resistenza e diffusione.
Dodici punti di ingresso per l’azione
Il blueprint identifica 12 punti di ingresso catalitici per guidare le priorità nazionali e regionali. Tra questi: l’integrazione delle malattie fungine nei piani sanitari nazionali e nelle strategie AMR, il potenziamento della capacità diagnostica nei laboratori periferici, la creazione di programmi di stewardship antifungina simili a quelli già esistenti per gli antibiotici, e l’armonizzazione dei sistemi di sorveglianza per monitorare l’evoluzione della resistenza.
Come ha dichiarato Hatim Sati, technical officer del Dipartimento Antimicrobial Resistance del WHO che ha guidato lo sviluppo del blueprint: “Le malattie fungine e la resistenza antifungina rimangono una priorità insufficientemente affrontata nei piani sanitari nazionali, nelle strategie AMR e nei sistemi di sorveglianza. Questo blueprint fornisce ai paesi un quadro pratico per rafforzare la loro risposta.”
Il documento si inserisce in un contesto più ampio: un report WHO del 2025 ha mostrato che 1 infezione batterica su 6 è ormai completamente resistente agli antibiotici standard, con un aumento medio annuo della resistenza del 5-15%. Riconoscere la resistenza antifungina come parte integrante della crisi AMR significa che le strategie di contenimento devono includere anche i funghi, non solo i batteri.
Per approfondire, leggi la nostra guida sulle infezioni fungine: cosa sono, come riconoscerle e come si curano e il punto settimanale con il report sulla resistenza antimicrobica.
⚠️ Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere medico. Consulta sempre il tuo medico per diagnosi e terapie.
