Vaiolo: storia della prima malattia eradicata dall’uomo

Vaiolo: storia della prima malattia eradicata dall'uomo
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Nella storia delle malattie infettive il vaiolo occupa una casella che nessun’altra può vantare: è l’unica malattia infettiva umana che l’umanità è riuscita a cancellare. Non controllata, non confinata, non ridotta a pochi focolai residui, ma dichiarata ufficialmente eradicata dall’OMS nel 1980. Eppure, per millenni, il vaiolo è stato una delle malattie più temute, capace di uccidere un malato su tre, di sfigurare i sopravvissuti e di fare piazza pulita nelle popolazioni che non lo avevano mai incontrato. La sua storia è anche la storia della prima vaccinazione: senza il vaiolo, la parola vaccino probabilmente non esisterebbe.

Cos’è il vaiolo: due virus orthopox

Il vaiolo è causato da due virus del genere Orthopoxvirus, famiglia Poxviridae: il Variola major e il Variola minor. Il primo è il patogeno temuto, con una letalità che nelle forme classiche arriva intorno al 30%; il secondo causa una forma clinica più lieve, nota come alastrim, con una mortalità inferiore all’1%. Sono virus a DNA a doppio filamento, di dimensioni enormi per gli standard virologici, tanto da essere visibili al microscopio ottico come piccoli corpi inclusi nelle cellule infette.

Il vaiolo si trasmette per via respiratoria, attraverso le goccioline emesse da una persona malata, e per contatto diretto con le lesioni cutanee o con oggetti contaminati, come lenzuola e indumenti. Non esiste un serbatoio animale, e questo dettaglio, che sembra una nota tecnica, si rivelerà la chiave dell’eradicazione.

Dalle mummie egizie alle epidemie che hanno plasmato i popoli

Le tracce più antiche del vaiolo risalgono al mondo antico. Lesioni compatibili con la malattia sono state descritte sulle mummie egizie, tra cui quella del faraone Ramses V, morto intorno al 1157 a.C. Testi indiani e cinesi antichi descrivono malattie caratterizzate da eruzioni pustolose, e in Cina e in India si praticavano da secoli forme embrionali di immunizzazione.

Nell’Europa medievale e moderna il vaiolo era una presenza costante, con epidemie ricorrenti che colpivano soprattutto i bambini. Nel Settecento, nel solo continente europeo, si stima che il vaiolo causasse circa 400.000 morti all’anno, e che riguardasse una percentuale enorme dei sopravvissuti con cicatrici permanenti e, in una parte dei casi, cecità. Tra le vittime illustri si contano sovrani e membri di case regnanti, dalla regina Maria II d’Inghilterra a Luigi XV di Francia.

L’impatto più devastante, però, si ebbe nelle Americhe. Il vaiolo arrivò con i conquistatori europei nel Cinquecento e trovò popolazioni indigene completamente prive di immunità. Le epidemie contribuirono al crollo demografico delle civiltà precolombiane: si stima che nel giro di un secolo la popolazione delle Americhe si riducesse di una quota compresa tra il 70% e il 90%, e il vaiolo fu uno dei protagonisti assoluti di quella catastrofe, insieme a morbillo e altre infezioni importate.

Dalla variolizzazione a Edward Jenner: nasce la vaccinazione

Prima del vaccino esisteva la variolizzazione: si introduceva materiale prelevato dalle pustole di un malato nella pelle di una persona sana, per provocare una forma più lieve di malattia e una conseguente immunità. La pratica era diffusa in Cina, in India e nell’Impero ottomano, e arrivò in Europa all’inizio del Settecento anche grazie a Lady Mary Wortley Montagu. Funzionava, ma era pericolosa: una parte dei variolizzati sviluppava una forma grave e poteva morire o diventare essa stessa fonte di contagio.

Il salto di qualità arrivò nel 1796, quando il medico inglese Edward Jenner osservò che le mungitrici che contraevano il vaiolo bovino, una malattia molto più lieve, risultavano protette dal vaiolo umano. Il 14 maggio di quell’anno inoculò del materiale prelevato dalla lesione di una mungitrice, Sarah Nelmes, in un bambino di otto anni, James Phipps, e poi lo sottopose alla variolizzazione: il bambino non si ammalò. Nasceva la vaccinazione, e il nome stesso deriva dal latino vacca. Jenner pubblicò le sue osservazioni nel 1798, e da lì il metodo si diffuse rapidamente in Europa e nel mondo.

TIP. Il virus usato nei vaccini contro il vaiolo non è il vaiolo bovino, ma il virus vaccinia, un orthopox di origine ancora discussa, imparentato con il cowpox ma geneticamente distinto. È lo stesso ceppo che sta alla base dei vaccini moderni usati anche contro il mpox, il vaiolo delle scimmie.

Il decorso clinico: dall’incubazione alle pustole

Dopo il contagio il vaiolo ha un periodo di incubazione di 7-19 giorni, in media 10-14, durante il quale la persona non presenta sintomi e non è contagiosa. Segue una fase prodromica di 2-4 giorni, con febbre alta, cefalea intensa, dolori muscolari e lombari, nausea e vomito. In questa fase compaiono le prime lesioni nella mucosa del cavo orale, ed è qui che il paziente inizia a essere contagioso.

Poi arriva l’eruzione, il segno distintivo della malattia. Le lesioni compaiono prima come macule, poi diventano papule, quindi vescicole piene di liquido, infine pustole francamente purulente. La distribuzione è caratteristica: l’eruzione è più densa sul viso e sugli arti, alle estremità, e segue un andamento centrifugo rispetto al tronco. Dopo circa 8-14 giorni le pustole si essiccano e formano croste, che cadono lasciando cicatrici permanenti, le cosiddette pockmarks.

Le forme cliniche sono diverse. Quella ordinaria è la più frequente; quella modificata si osserva nei parzialmente immuni e può essere così lieve da passare inosservata, un dettaglio epidemiologicamente insidioso. Ci sono poi le forme più temute: la forma piatta, o maligna, e la forma emorragica, nota anche come fulminante, nella quale la mortalità supera il 90%. Tra le complicanze si annoverano cecità, encefalite, polmonite e infezioni batteriche secondarie della pelle.

Perché l’eradicazione è stata possibile

Nel 1958 l’Unione Sovietica propose all’OMS una campagna globale per eliminare il vaiolo, e nel 1967 l’OMS avviò il programma intensificato di eradicazione. Ci vollero tredici anni, ma il risultato fu definitivo. La strategia non fu solo la vaccinazione di massa: il pilastro divenne la sorveglianza e il contenimento, cioè identificare ogni caso, isolarlo e vaccinare ad anello tutti i contatti stretti, costruendo attorno a ogni focolaio una barriera di immunità.

Perché il vaiolo si è lasciato cancellare mentre altre malattie resistono? Per una serie di condizioni biologiche favorevoli. Non esiste un serbatoio animale: il virus vive solo nell’uomo. Esiste un unico sierotipo stabile, quindi un solo vaccino protegge da tutte le forme. Il vaccino è efficace già con una singola dose e i ceppi usati sono resistenti al calore, il che li rende trasportabili anche in contesti con catena del freddo fragile. La malattia è facilmente riconoscibile per la sua eruzione tipica, e non esistono portatori cronici o infezioni silente capaci di sfuggire alla sorveglianza.

L’ultimo caso naturale è stato quello del cuoco somalo Ali Maow Maalin, diagnosticato nel 1977 a Merca, in Somalia. Nel 1978 a Birmingham, in Gran Bretagna, una fotografa médicale, Janet Parker, contrasse il vaiolo da un laboratorio: fu l’ultimo decesso per vaiolo della storia. Il 8 maggio 1980 l’Assemblea mondiale della sanità dichiarò il mondo libero dal vaiolo. Nell’era delle eradicazioni riuscite il vaiolo resta l’unico caso completato, mentre il poliovirus continua a sfuggire all’ultimo miglio.

TIP. La vaccinazione ad anello è la tecnica che ha reso possibile l’eradicazione e che si usa ancora oggi nei focolai di Ebola e mpox. Non serve vaccinare tutti: si vaccinano i contatti di ogni caso confermato e i contatti dei contatti, creando attorno all’infezione un cerchio di persone immuni che spezza la catena di trasmissione.

Le domande aperte: virus conservati, bioterrorismo e mpox

L’eradicazione non ha significato la scomparsa del virus. Campioni ufficiali di Variola sono conservati in due soli laboratori autorizzati, il CDC di Atlanta negli Stati Uniti e il centro VECTOR di Koltsovo in Russia, sotto il controllo dell’OMS. Il dibattito sulla loro distruzione va avanti da decenni: da una parte chi sostiene che conservarli serva per sviluppare antivirali e vaccini di nuova generazione, dall’altra chi teme il rischio di fuga accidentale o di uso deliberato.

Il timore del bioterrorismo è concreto dagli anni Duemila, e ha spinto diversi Paesi a mantenere scorte di vaccino e a riesaminare i piani di risposta. Sul fronte terapeutico esistono oggi antivirali come il tecovirimat, sviluppato per il vaiolo e usato anche contro il mpox, e vaccini di nuova generazione come MVA-BN, noto come Jynneos o Imvanex, molto più sicuri dei vaccini di prima generazione a base di vaccinia replicante.

Il capitolo più attuale è rappresentato dal mpox, il vaiolo delle scimmie, che nel 2022 ha provocato un’epidemia globale e che continua a circolare in Africa centrale con focolai ricorrenti. È un parente stretto del vaiolo, con una letalità molto più bassa, ma la sua diffusione ricorda quanto sia fragile l’equilibrio raggiunto: il mondo non ha più il vaiolo, ma non ha smesso di avere orthopoxvirus con cui fare i conti. E la lezione storica resta quella di sempre, che la sorveglianza funziona solo finché qualcuno la finanzia.

Domande frequenti

Esiste ancora il vaiolo nel mondo?

In natura no: l’ultimo caso naturale risale al 1977 e l’OMS ha dichiarato l’eradicazione nel 1980. Esistono però campioni di virus conservati ufficialmente in due laboratori, il CDC di Atlanta e il VECTOR di Koltsovo, e il dibattito sulla loro distruzione è ancora aperto.

Qual è la differenza tra vaiolo e vaiolo delle scimmie?

Sono due virus distinti, anche se imparentati. Il vaiolo umano, causato da Variola major e Variola minor, è stato eradicato e aveva una letalità fino al 30%. Il mpox, o vaiolo delle scimmie, è un orthopoxvirus diverso, con una mortalità molto più bassa, che ha causato un’epidemia globale dal 2022 ed è endemico in alcune aree dell’Africa centrale e occidentale.

Il vaccino contro il vaiolo protegge ancora?

I vaccini a base di vaccinia, inclusi quelli di nuova generazione come MVA-BN, offrono protezione anche contro il mpox e altri orthopoxvirus. La durata dell’immunità cala con il tempo, motivo per cui le campagne più recenti hanno previsto dosi di richiamo per le popolazioni a rischio.

Perché il vaiolo è stato eradicato e la poliomielite no?

Perché il vaiolo presentava condizioni biologiche ideali: nessun serbatoio animale, un unico sierotipo stabile, un vaccino efficace anche in una sola dose, una malattia facilmente riconoscibile e nessun portatore cronico. La poliomielite ha invece più sierotipi, circola in contesti fragili e i virus derivati dal vaccino orale complicano il quadro: l’ultimo miglio è sempre il più difficile.

⚠️ Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere medico. Consulta sempre il tuo medico per diagnosi e terapie.

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