Poliomielite: la malattia che il mondo sta cercando di cancellare

È l’unica malattia infettiva, oltre al vaiolo, che l’umanità è riuscita quasi a cancellare dalla faccia della Terra. La poliomielite ha paralizzato centinaia di migliaia di bambini ogni anno fino agli anni Cinquanta, ha costretto un presidente degli Stati Uniti su una sedia a rotelle e ha mobilitato una generazione di scienziati. Oggi i casi da virus selvaggio si contano sulle dita di due mani, eppure l’eradicazione non è ancora completa. Questa è la storia di una malattia che il mondo sta cercando di archiviare.
Cos’è la poliomielite e come si trasmette il poliovirus
La poliomielite è un’infezione causata dai poliovirus, piccoli virus a RNA che appartengono al genere Enterovirus, la stessa famiglia dei virus che provocano il raffreddore e le enteriti. Ne esistono tre sierotipi, indicati semplicemente come tipo 1, tipo 2 e tipo 3; il tipo 2 è stato dichiarato eradicato nel 2015 e il tipo 3 nel 2019, mentre il tipo 1 è l’unico virus selvaggio ancora in circolazione.
Il poliovirus si trasmette soprattutto per via fecale-orale, cioè quando materiale infetto contaminato entra in bocca attraverso acqua, cibo o mani sporche. In condizioni di scarsa igiene bastano pochi virioni per avviare l’infezione, e il virus si moltiplica prima nella gola e nell’intestino. Per questo il poliovirus circola bene dove mancano acqua sicura, servizi igienici e accesso ai vaccini, e per questo la sorveglianza delle acque reflue è diventata uno strumento chiave per capire dove sta girando.
La storia: dalle mummie egizie alla corsa ai vaccini
Le tracce più antiche di polio risalgono a migliaia di anni fa: una stele egizia raffigura un uomo con una gamba atrofizzata e un bastone, la stessa deformità che si osserva nei sopravvissuti alla paralisi. Per secoli la malattia restò sporadica, ma nell’Ottocento e soprattutto nel Novecento, con il miglioramento delle condizioni igieniche, si trasformò in epidemie ricorrenti che colpivano in modo controintuitivo i Paesi più ricchi. Il motivo è che un’igiene migliore ritardava il contatto con il virus, e con esso la protezione che i bambini molto piccoli acquisivano grazie agli anticorpi materni.
Nel 1921 il futuro presidente americano Franklin Delano Roosevelt, allora trentanovenne, contrasse la poliomielite e perse l’uso delle gambe. La sua malattia personale contribuì a trasformare la polio in una causa nazionale e portò alla nascita dell’organizzazione che oggi si chiama March of Dimes, motore di raccolta fondi per la ricerca. La vera svolta arrivò negli anni Cinquanta, con la corsa a due vaccini: nel 1955 fu autorizzato il preparato inattivato di Jonas Salk, iniettato, e nel 1961 arrivò quello orale attenuato di Albert Sabin, somministrato con poche gocce in bocca.
Come il poliovirus paralizza: meccanismi e sintomi
La maggior parte delle infezioni passa in modo silenzioso. Circa il 72% dei contagiati non sviluppa alcun sintomo, e un altro quarto presenta una forma lieve con febbre modesta, mal di gola, stanchezza, cefalea, nausea e dolori addominali, che si risolve in pochi giorni. I problemi cominciano in una minoranza di casi, quando il virus dal sangue raggiunge il sistema nervoso e attacca i motoneuroni del midollo spinale, le cellule che comandano la contrazione dei muscoli.
Si stima che circa una infezione su duemila provochi una paralisi. La paralisi è tipicamente asimmetrica e colpisce più spesso gli arti inferiori, con un esordio rapido: febbre, dolori muscolari e poi la perdita improvvisa di forza. Quando il virus colpisce i muscoli della respirazione la vita del paziente dipende da un ventilatore, il che spiega l’immagine dei reparti con i polmoni d’acciaio negli anni delle grandi epidemie. Tra il 5 e il 10% dei pazienti paralizzati muore per l’insufficienza dei muscoli respiratori.
TIP. La sindrome post-polio colpisce una parte dei sopravvissuti molti anni dopo l’infezione acuta, di solito tra i 15 e i 40 anni, con nuovo affaticamento muscolare, dolori, debolezza e talvolta difficoltà respiratorie. Non è una reinfezione e non è contagiosa: è il risultato dell’usura delle unità motorie che per decenni avevano compensato i neuroni perduti.
I due vaccini: quello inattivato di Salk e quello orale di Sabin
I due vaccini contro la polio funzionano in modo diverso e sono complementari. Il vaccino inattivato (IPV), quello di Salk, contiene virus uccisi e viene iniettato: protegge dal rischio di paralisi generando anticorpi nel sangue, ma non blocca la replicazione del virus nell’intestino. Il vaccino orale (OPV), quello di Sabin, usa virus vivi ma attenuati e si somministra con poche gocce: è più facile da distribuire e, stimolando l’immunità anche sulle mucose intestinali, aiuta a interrompere la catena del contagio. È per questo che l’OPV è stato il cavallo di battaglia delle campagne nei Paesi a basso reddito, dove un’iniezione è più difficile da garantire di una goccia in bocca.
Per approfondire come la memoria immunitaria rende possibile questo tipo di protezione, il sito ha un articolo dedicato a come funzionano i vaccini. In Italia e in molti Paesi ad alto reddito oggi si usa la sequenza che alterna IPV e un vaccino orale più recente e stabilizzato, mentre il calendario prevede somministrazioni nei primi mesi di vita con richiami successivi.
La strategia di eradicazione dell’OMS dal 1988
Nel 1988 l’Assemblea mondiale della sanità lanciò la Global Polio Eradication Initiative, una coalizione che vede oggi insieme OMS, UNICEF, CDC, Rotary e la Fondazione Gates. All’epoca il virus paralizzava ogni anno oltre 350.000 bambini in più di 125 Paesi. Da allora i casi da virus selvaggio sono calati di oltre il 99%, e la poliomielite è rimasta endemica solo in Afghanistan e Pakistan. La strategia è fatta di vaccinazione di massa, campagne porta a porta, sorveglianza delle paralisi flaccide acute e monitoraggio ambientale delle acque reflue, che permette di individuare la circolazione del virus ancora prima che compaia un caso di paralisi.
I virus derivati dal vaccino e il nuovo nOPV2
Il vaccino orale ha un rovescio della medaglia. Il virus attenuato può, in rarissime circostanze e in popolazioni con basse coperture, circolare per mesi e riacquistare la capacità di causare paralisi. Nascono così i poliovirus derivati dal vaccino circolanti (cVDPV), che negli ultimi anni hanno superato per numero di casi quelli da virus selvaggio e sono diventati il principale ostacolo sul cammino dell’eradicazione. Il problema riguarda in particolare i virus derivati dal tipo 2, favoriti dal ritiro del vaccino orale trivalente e dalla comparsa di focolai in comunità poco immunizzate.
Per rispondere, è stato sviluppato un vaccino orale di nuova generazione, il nOPV2, con tre modifiche genetiche che ne stabilizzano il genoma e riducono molto la probabilità di tornare virulento. Autorizzato dall’OMS in via di emergenza nel novembre 2020, è diventato lo strumento principale per contenere i focolai da cVDPV2.
Perché l’eradicazione non è ancora completa
Il virus selvaggio di tipo 1 resiste in Afghanistan e Pakistan, dove conflitti, sfollamenti, diffidenza verso i vaccini e difficoltà di accesso rendono imperfette le campagne. A questo si aggiungono le sottosorveglianze: dove le paralisi non vengono segnalate, il virus può circolare per mesi senza essere visto. La pandemia di COVID-19 ha poi rallentato molte campagne e lasciato sacche di bambini non vaccinati, che il programma definisce con preoccupazione “zero-dose”.
La buona notizia è che gli strumenti ci sono: un vaccino efficace, una malattia facilmente riconoscibile nella sua forma paralitica e un solo ospite, l’uomo. La cattiva notizia è che finché esiste un solo caso di polio in una zona del mondo, ogni Paese non vaccinato resta a rischio. L’esitazione vaccinale è oggi uno dei principali nemici di questo obiettivo, non solo nei Paesi in conflitto.
La poliomielite in Italia
L’Italia ha avuto le sue epidemie, con migliaia di casi l’anno nei decenni centrali del Novecento, e ha introdotto la vaccinazione obbligatoria nel 1966. L’ultimo caso di polio da virus selvaggio risale agli anni Ottanta e la Regione europea dell’OMS, Italia compresa, è stata certificata libera dalla polio nel 2002. Da allora la sorveglianza continua sia sui casi di paralisi flaccida acuta, sia sulle acque reflue: mantenere alte le coperture vaccinali è la condizione perché lo status resti intatto, come dimostra la fragilità di altre malattie prevenibili, dal morbillo alla pertosse.
Domande frequenti
La poliomielite esiste ancora?
Sì. Il poliovirus selvaggio di tipo 1 circola ancora in Afghanistan e Pakistan, e in diversi Paesi si verificano focolai da virus derivati dal vaccino orale. Non è una malattia del passato: è una malattia in via di eradicazione, ma non ancora eradicata.
Si può curare la poliomielite?
No, non esiste un trattamento antivirale specifico. La cura è di supporto: riposo, antidolorifici, fisioterapia e, nelle forme con paralisi respiratoria, assistenza ventilatoria. La prevenzione tramite vaccino è l’unica arma realmente efficace.
Chi deve fare il vaccino contro la polio?
In Italia la vaccinazione è obbligatoria e viene somministrata nei primi mesi di vita, con richiami in età prescolare. Sono raccomandate dosi aggiuntive per chi viaggia verso aree dove il virus circola ancora e per il personale che opera in contesti a rischio di esposizione.
Il vaccino orale è più pericoloso di quello iniettato?
Il rischio di paralisi associata al vaccino orale è estremamente basso, dell’ordine di pochi casi per milione di dosi, ma non è zero. Per questo i Paesi con alte coperture e basso rischio di importazione, come l’Italia, usano prevalentemente il vaccino inattivato iniettato, tenendo il vaccino orale per le campagne dove serve interrompere rapidamente la trasmissione.
Se la polio è quasi eradicata, perché continuare a vaccinare?
Proprio perché il virus circola ancora da qualche parte: basta una persona infetta che viaggia in una comunità con coperture basse per riaccendere la trasmissione. La polio è stata eliminata dall’Italia grazie al vaccino, non perché il virus sia scomparso, e la protezione va mantenuta finché l’eradicazione globale non sarà certificata.
⚠️ Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere medico. Consulta sempre il tuo medico per diagnosi e terapie.
