Sifilide: la malattia che non se n’è mai andata

Sifilide: la malattia che non se n'è mai andata
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La sifilide non è una malattia del passato. È un’infezione sessualmente trasmessa causata dal batterio Treponema pallidum, curabile se riconosciuta e trattata, ma capace di restare silenziosa per anni e di danneggiare organi importanti. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2022 circa 8 milioni di adulti tra 15 e 49 anni hanno acquisito la sifilide nel mondo.

Che cos’è la sifilide

Il contagio avviene soprattutto quando la pelle o le mucose entrano in contatto diretto con una lesione infettiva durante rapporti vaginali, anali o orali. Il batterio può essere trasmesso anche dalla persona incinta al feto attraverso la placenta. Non si prende invece da sedili del water, piscine, maniglie, posate o asciugamani condivisi: il batterio ha bisogno di un contatto diretto con i tessuti o con il sangue.

TIP
Un’ulcera indolore o un’eruzione cutanea insolita dopo un rapporto non vanno valutate a colpo d’occhio. La sifilide può imitare molte altre condizioni e il test è il modo corretto per chiarire il dubbio.

Le quattro fasi della malattia

Fase primaria: il sifiloma

Di solito compare una piccola ulcera, chiamata sifiloma, nel punto in cui il batterio è entrato nell’organismo. Può trovarsi sui genitali, nell’ano, nel retto, sulle labbra o nella bocca. In genere è rotonda, dura ai margini e indolore, quindi può passare inosservata. Tende a guarire spontaneamente in alcune settimane, ma la guarigione della lesione non significa che l’infezione sia scomparsa.

Fase secondaria: l’eruzione e i sintomi generali

Se non viene trattata, l’infezione può diffondersi. Il segno più caratteristico è un rash non pruriginoso, talvolta visibile anche sui palmi delle mani e sulle piante dei piedi. Possono comparire febbre, linfonodi ingrossati, mal di gola, cefalea, stanchezza, dolori muscolari, perdita di peso, lesioni umide nelle aree genitali o anali e diradamento a chiazze dei capelli. Anche questi sintomi possono attenuarsi senza terapia, lasciando però il batterio nell’organismo.

Fase latente: nessun sintomo visibile

Nella fase latente la persona può stare bene e non presentare lesioni, pur avendo l’infezione. La diagnosi dipende dagli esami di laboratorio e dalla storia clinica. La latenza può durare anni, ed è uno dei motivi per cui la sifilide continua a circolare senza essere riconosciuta.

Fase terziaria: i danni tardivi

Non tutte le persone non trattate arrivano alla fase terziaria, ma quando accade possono essere coinvolti il cuore e i vasi sanguigni, il cervello, il midollo spinale e altri organi. Le complicanze possono comparire anche 10-30 anni dopo l’infezione iniziale. Esistono inoltre neurosifilide, sifilide oculare e otosifilide, che possono comparire in qualunque fase e causare cefalea intensa, confusione, alterazioni della vista, perdita dell’udito, acufeni o vertigini.

Come si trasmette e chi dovrebbe fare il test

Il rischio aumenta quando si hanno rapporti senza barriera con un partner di cui non si conosce lo stato infettivo, più partner o una precedente infezione sessualmente trasmessa. La sifilide può facilitare anche l’acquisizione dell’HIV, perché le lesioni compromettono la barriera della pelle e delle mucose. Il preservativo riduce il rischio, ma non lo elimina del tutto se la lesione si trova in una zona non coperta.

È opportuno parlarne con un professionista sanitario e valutare lo screening in caso di esposizione, sintomi, diagnosi di un’altra infezione sessualmente trasmessa o rapporti con partner risultati positivi. Per le persone con rischio aumentato, l’OMS indica il test almeno una volta all’anno. Dopo una diagnosi, informare i partner recenti permette loro di sottoporsi a test e trattamento.

Per una panoramica più ampia sulle infezioni sessualmente trasmesse, puoi leggere anche l’approfondimento sui dati record delle IST in Europa e l’articolo sulla resistenza agli antibiotici.

Diagnosi: perché servono più informazioni

Il medico integra sintomi, esame obiettivo, storia sessuale ed esami di laboratorio. I test sierologici distinguono in genere tra test non treponemici, utili anche per seguire la risposta alla terapia, e test treponemici, che rilevano anticorpi diretti contro T. pallidum. L’interpretazione non è automatica: un risultato deve essere letto insieme alla fase sospetta, a eventuali trattamenti precedenti e al quadro clinico.

Esistono anche test rapidi, che possono restituire una risposta in pochi minuti e facilitare l’inizio tempestivo della cura. Se ci sono sintomi neurologici, oculari o uditivi, servono valutazioni specifiche e non bisogna aspettare che il disturbo si risolva da solo.

La cura: penicillina, ma niente fai da te

La terapia di riferimento è la penicillina G benzatina, somministrata per iniezione. Lo schema dipende dallo stadio e dalla valutazione clinica: nelle fasi tardive possono essere necessarie più dosi, spesso a distanza di una settimana. Neurosifilide, sifilide oculare e otosifilide richiedono percorsi diversi e gestione specialistica.

La penicillina è anche l’unico trattamento raccomandato dall’OMS in gravidanza per prevenire la trasmissione al feto. La sifilide congenita può causare aborto, morte del neonato, parto pretermine, anemia, lesioni ossee e articolari, meningite, convulsioni, problemi della vista o dell’udito e ritardi dello sviluppo. Per questo lo screening va eseguito all’inizio dell’assistenza prenatale e la terapia, se necessaria, iniziata subito sotto controllo medico.

Durante il trattamento possono comparire febbre, brividi, malessere e peggioramento transitorio dei sintomi, la cosiddetta reazione di Jarisch-Herxheimer. Non è un motivo per interrompere autonomamente la terapia: va comunicata al medico, soprattutto in gravidanza. Dopo la cura sono necessari i controlli indicati per verificare la risposta e prevenire una nuova infezione.

Prevenzione pratica

  • Usare correttamente il preservativo nei rapporti vaginali, anali e orali.
  • Fare test periodici in base al proprio rischio e ogni volta che un partner riceve una diagnosi.
  • Evitare rapporti durante la presenza di ulcere o lesioni sospette e fino alle indicazioni del medico.
  • Informare i partner, senza stigma e senza trasformare una diagnosi in una caccia al colpevole.
  • In gravidanza, aderire allo screening e alle visite previste.

Domande frequenti

La sifilide può guarire da sola?

I sintomi possono sparire senza terapia, ma l’infezione può restare e avanzare verso fasi latenti o tardive. Serve una diagnosi e una cura prescritta.

Il sifiloma fa sempre male?

No. Spesso è indolore, proprio per questo può non essere notato. La sua assenza non esclude la sifilide.

Si può prendere la sifilide una seconda volta?

Sì. Il trattamento cura l’infezione presente, ma non crea un’immunità protettiva permanente. Una nuova esposizione può causare un nuovo contagio.

Il preservativo protegge completamente?

Riduce molto il rischio, ma non protegge le aree della pelle non coperte. Test e comunicazione con i partner restano importanti.

La sifilide in gravidanza è curabile?

Sì, e intervenire presto è essenziale. La penicillina è il trattamento raccomandato per proteggere il feto. La gestione deve essere affidata al team sanitario.

Fonti

⚠️ Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere medico. Consulta sempre il tuo medico per diagnosi e terapie.

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