Resistenza agli antibiotici: come i batteri imparano a sopravvivere ai farmaci

Gli antibiotici hanno trasformato la medicina, rendendo curabili infezioni che un tempo potevano essere letali. Ma il loro uso seleziona anche i batteri capaci di resistere. L’antimicrobico-resistenza non significa che il corpo diventi resistente: sono i microrganismi a sviluppare o acquisire caratteristiche che rendono meno efficaci i farmaci.
Che cos’è la resistenza agli antibiotici
Un batterio resistente continua a crescere nonostante la presenza di un antibiotico che dovrebbe bloccarlo o ucciderlo. La resistenza può riguardare un singolo farmaco o più classi contemporaneamente, dando origine ai batteri multiresistenti. Il problema riguarda le infezioni batteriche, mentre gli antibiotici non curano influenza, raffreddore o altre infezioni virali.
Secondo l’OMS, nel 2023 circa una infezione batterica confermata in laboratorio su sei era resistente agli antibiotici. La resistenza batterica è stata associata a oltre 4,7 milioni di decessi nel mondo nel 2021, una stima che comprende situazioni in cui la resistenza ha contribuito all’esito, non necessariamente la causa unica.
La selezione naturale in azione
In una popolazione batterica esistono differenze casuali. Quando un antibiotico elimina i batteri sensibili, quelli che possiedono una mutazione favorevole o un gene di resistenza sopravvivono e si moltiplicano. Il farmaco non “insegna” direttamente al batterio a difendersi: crea un ambiente in cui i resistenti hanno un vantaggio.
La selezione è favorita da terapie non necessarie, dosi o durate sbagliate, interruzioni autonome e diffusione di infezioni in ambienti dove le persone sono vulnerabili. Anche la trasmissione tra animali, persone e ambiente rende il fenomeno una questione di One Health.
I principali meccanismi di resistenza
Enzimi che inattivano il farmaco
Alcuni batteri producono enzimi capaci di rompere o modificare la molecola antibiotica. Le beta-lattamasi inattivano penicilline e cefalosporine; le ESBL hanno uno spettro più ampio, mentre le carbapenemasi possono compromettere anche i carbapenemi, riservati spesso alle infezioni più difficili. Tra queste sono note le metallo-beta-lattamasi come NDM.
Modifica del bersaglio
Un antibiotico funziona legandosi a un bersaglio: per esempio una proteina ribosomiale, un enzima o una struttura della parete cellulare. Mutazioni o geni acquisiti possono cambiare quel bersaglio, così il farmaco non si lega più abbastanza bene. È uno dei meccanismi osservati, con modalità diverse, nella resistenza a macrolidi, chinoloni e beta-lattamici.
Pompe di efflusso
Le pompe di efflusso sono proteine di membrana che espellono sostanze dalla cellula. Se riconoscono un antibiotico, possono ridurne la concentrazione interna fino a renderla insufficiente. Lo stesso batterio può possedere pompe attive contro più classi di farmaci.
Barriere all’ingresso
La membrana esterna di alcuni batteri Gram-negativi limita il passaggio di molecole. La perdita o la modifica di canali chiamati porine riduce ulteriormente l’ingresso dell’antibiotico. In combinazione con enzimi e pompe di efflusso, questo meccanismo può produrre livelli elevati di resistenza.
Come i geni di resistenza si diffondono
La resistenza può comparire per mutazioni spontanee, ma spesso si diffonde attraverso il trasferimento orizzontale dei geni. I plasmidi sono piccole molecole circolari di DNA che possono passare da un batterio all’altro, anche tra specie differenti. Esistono inoltre trasposoni e integroni, elementi genetici mobili che facilitano la raccolta e la diffusione di più geni di resistenza.
Questo scambio può avvenire per contatto diretto tra cellule, attraverso DNA libero nell’ambiente o tramite virus che infettano i batteri. Ospedali, comunità, allevamenti, acque reflue e suolo sono collegati da una rete ecologica in cui i geni possono circolare.
I patogeni più difficili da trattare
Tra i batteri spesso associati a resistenze clinicamente importanti rientrano gli ESKAPE: Enterococcus faecium, Staphylococcus aureus, Klebsiella pneumoniae, Acinetobacter baumannii, Pseudomonas aeruginosa ed Enterobacter. Il gruppo non esaurisce il problema, ma riassume alcuni patogeni responsabili di infezioni ospedaliere e comunitarie con opzioni terapeutiche ridotte.
La conseguenza non è soltanto la necessità di usare un farmaco “più forte”. Le infezioni resistenti possono richiedere colture, test di sensibilità, isolamento, ricoveri più lunghi e medicinali con più effetti indesiderati. La resistenza aumenta anche il rischio delle procedure che dipendono dalla prevenzione e dal trattamento delle infezioni, come chirurgia, trapianti e chemioterapia.
Come si contrasta
La prima misura è usare gli antibiotici solo quando indicati e secondo la prescrizione. Non bisogna conservarli, condividerli o modificare autonomamente dose e durata. Come ricorda il CDC, il farmaco sbagliato o assunto per un tempo non appropriato può favorire danni e resistenza; la decisione deve tenere conto della diagnosi e delle condizioni individuali.
Negli ospedali, i programmi di antimicrobial stewardship scelgono il farmaco più mirato, per il tempo necessario, rivalutando la terapia quando arrivano i risultati microbiologici. Sono altrettanto importanti vaccinazioni, diagnosi rapide, igiene delle mani, controllo delle infezioni, acqua sicura e sorveglianza dei ceppi resistenti.
Servono inoltre nuovi antibiotici, test diagnostici, vaccini e alternative terapeutiche. La ricerca deve essere accompagnata da un uso responsabile in medicina umana, veterinaria e agricoltura, perché preservare l’efficacia dei farmaci è una responsabilità condivisa.
⚠️ Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere medico. Consulta sempre il tuo medico per diagnosi e terapie.
