Punto settimanale: il primo caso umano di virus Shamonda, Ebola oltre i 10.000 casi e il colera che non si ferma

Punto settimanale: il primo caso umano di virus Shamonda, Ebola oltre i 10.000 casi e il colera che non si ferma
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La settimana che si chiude non porta il numero più alto dell’anno, ma porta la notizia che pesa di più. Il 22 ottobre la Francia ha notificato il primo caso umano documentato di infezione da virus Shamonda, un patogeno che fino a pochi mesi fa esisteva solo nei manuali di veterinaria. Intorno a quella notizia, i bollettini di sempre: Ebola che sfonda quota diecimila, il colera che non si ferma, le arbovirosi che chiudono la stagione e il morbillo americano che continua a salire.

Il filo che lega tutto è lo stesso di ogni settimana. I virus si muovono prima che noi ce ne accorgiamo e i numeri arrivano sempre con qualche giorno di ritardo rispetto ai fatti. Qui sotto i sei fronti aperti, con i dati aggiornati e le fonti in chiaro.

Shamonda, il primo essere umano infettato

Le autorità sanitarie francesi hanno notificato il 22 ottobre 2026 il primo caso umano documentato di infezione da virus Shamonda (SHAV), un orthobunyavirus della famiglia Peribunyaviridae. Il paziente era una persona gravemente immunocompromessa, in trattamento per una patologia seria, ed è deceduto ai primi di ottobre. Le indagini su come sia avvenuta l’infezione e su quanto il virus abbia pesato sul decesso sono ancora in corso.

Il contesto è quello che rende la notizia rilevante. Nella primavera e nell’estate 2026 lo SHAV è stato rilevato per la prima volta in allevamenti europei, con segni clinici segnalati da giugno e identificazione del virus a fine luglio. Oggi risulta presente in dodici Paesi europei più Jersey: Austria, Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Svizzera.

Negli animali la trasmissione avviene per puntura dei moscerini del genere Culicoides, gli stessi vettori di altri orthobunyavirus e della lingua blu dei ruminanti. La specie responsabile in questo caso non è ancora nota. Con l’arrivo del freddo l’attività dei vettori sta calando, il che riduce il rischio nelle prossime settimane ma non lo azzera.

L’ECDC è in contatto con la Francia, la Commissione europea e l’EFSA e sta lavorando con il laboratorio di riferimento dell’UE per ampliare la capacità diagnostica. La valutazione del rischio congiunta ECDC-EFSA è attesa entro il 30 novembre.

Tip: cosa sono gli orthobunyavirus. Sono un genere di virus a RNA a singolo filamento negativo, con genoma diviso in tre segmenti. Circolano soprattutto negli animali e vengono trasmessi da artropodi, zanzare e moscerini. Alcuni, come il virus Oropouche, hanno già dimostrato di saper passare all’uomo. Per questo la sorveglianza veterinaria è la loro vera rete di allerta: un focolaio in stalla è l’anticamera di un caso umano.

La lezione è la solita e non smette di essere vera. Un virus che circola in silenzio negli animali per mesi prima di trovare un ospite umano fragile è esattamente il modello con cui iniziano le storie che poi ci raccontiamo per decenni.

Ebola Bundibugyo: 10.274 casi e il trial TUMAINI

Al 29 ottobre la Repubblica Democratica del Congo ha notificato 10.274 casi confermati e 4.992 decessi, con dati aggiornati al 28 ottobre. La letalità grezza sfiora il 48,6%, con 2.766 guarigioni e 1.052 pazienti ricoverati in isolamento. Nelle ultime 24 ore sono stati segnalati 78 nuovi casi e 32 nuovi decessi.

L’Ituri resta l’epicentro, con 7.318 casi e 3.418 decessi in 28 delle 36 zone sanitarie. Il Nord Kivu segue con 2.391 casi e 1.341 decessi. Una nuova zona sanitaria, Yakoma nel Nord Ubangi, è entrata nella lista: sono ora 67 delle 178 zone sanitarie colpite in otto province.

Il dato che conta più di tutti gli altri è il follow-up dei contatti, salito all’87,2%. Sembra un dettaglio burocratico e invece è la misura di quanto le catene di trasmissione siano state intercettate: sotto il 95% si continua a inseguire il virus invece di anticiparlo.

Il 23 ottobre è partito a Bunia il trial di fase 2/3 TUMAINI, coordinato con CEPI, che valuta candidati vaccini tra cui Ervebo, il vaccino autorizzato contro il virus Ebola Zaire. Per il Bundibugyo non esiste ancora un vaccino licenziato, quindi questo è il passaggio che conta più di ogni bollettino.

Sul fronte internazionale la donna nigeriana risultata positiva il 20 ottobre è stata evacuata in Svizzera il 26 ottobre ed è ricoverata all’ospedale universitario di Ginevra. Il marito, contatto stretto, è in isolamento a Zurigo e i contatti nigeriani sotto monitoraggio sono 62. Il Kenya resta a nove casi e due decessi, tutti legati al caso indice. Per il quadro completo del focolaio c’è l’articolo su Ebola Bundibugyo 2026.

Colera: 291.272 casi e 42.136 nuovi contagi in un mese

L’aggiornamento mensile ECDC del 27 ottobre fotografa un’epidemia globale che non si ferma. Dal 1 gennaio al 27 ottobre sono stati notificati 291.272 casi di colera e 2.471 decessi nel mondo, con 42.136 nuovi casi e 501 nuovi decessi solo tra il 28 settembre e il 27 ottobre.

I Paesi che contribuiscono di più ai nuovi contagi sono Nigeria (20.263), Repubblica Democratica del Congo (9.236), Sud Sudan (7.226), Camerun (2.381) e Burundi (737). I decessi si concentrano in RD Congo (288), Nigeria (114), Camerun (67), Zambia (18) e Yemen (7).

Il confronto con il 2025 va letto con attenzione. L’anno scorso, nello stesso periodo, i casi erano molti di più, 496.907, ma i decessi erano 5.703. Meno casi e una proporzione di morti che resta alta significano una cosa sola: il problema non è quanto virus circola, è quanto tardi si arriva a reidratare le persone.

Il colera è la malattia in cui la differenza tra vita e morte la fa una cosa banale e noiosa. L’accesso all’acqua potabile e alle soluzioni reidratanti. Ogni estate di guerra, ogni campo profughi, ogni rete idrica che si rompe è un’occasione per Vibrio cholerae. La stagione non conosce calendario. Chi vuole il quadro clinico completo lo trova nell’articolo sul colera e la cura che salva in poche ore.

Arbovirosi: il West Nile chiude a 2.009 casi

Al 28 ottobre l’ECDC conta 2.009 casi autoctoni di West Nile in 20 Paesi europei e 234 aree interessate, con cinque nuove aree segnalate nell’ultima settimana. L’Italia resta prima con 780 casi, davanti a Grecia (463), Francia (180), Spagna (149) e Romania (125). I Paesi Bassi salgono a 76 casi, il dato che dieci anni fa nessuno avrebbe previsto.

La chikungunya autoctona europea è un fenomeno quasi tutto francese: 204 casi in 29 focolai, di cui 19 ancora attivi, con i cluster più grandi a Prayssac nel Lot (36 casi) e a Cavalaire-sur-Mer nel Var (31). L’Italia ha un solo caso autoctono a Roma e il focolaio è chiuso.

La dengue autoctona è a 76 casi in Italia, distribuiti in sette focolai con sei ancora attivi. In Francia i casi autoctoni sono 8. Il bollettino ISS al 27 ottobre porta il totale italiano a 369 casi, di cui 76 autoctoni, con il focolaio toscano tra Livorno e Firenze fermo a 40 casi e quello salentino a 22.

Numeri in discesa, ma la stagione non è chiusa. Le zanzare restano attive finché le temperature tengono. Il vero indicatore del 2027 sarà quanto virus avrà svernato. Il quadro europeo aggiornato è nell’articolo sul West Nile in Europa.

Morbillo negli Stati Uniti: 4.852 casi e 43 focolai

Il dato aggiornato al 29 ottobre dal CDC porta il 2026 a 4.852 casi confermati in 47 giurisdizioni, con 43 nuovi focolai. Il 96% dei casi è associato a focolai, 4.666 su 4.852, di cui 1.384 ereditati da focolai iniziati nel 2025. I decessi registrati sono tre, un numero soggetto a revisione.

Il 2025 si era chiuso a 2.289 casi. Il 2026 ha già più che doppiato l’anno precedente. Il motivo non è epidemiologico ma amministrativo. La copertura MMR tra i bambini dell’ultimo anno di scuola dell’infanzia è scesa dal 95,2% del 2019-2020 al 92,4% del 2025-2026, circa 280.000 bambini non protetti in un solo anno scolastico, in un Paese che aveva eliminato il morbillo nel 2000.

Il morbillo non è stagionale e non si ferma con la primavera. Si ferma quando la copertura torna sopra il 95%. Finché non succede, ogni viaggio di ritorno da un Paese con circolazione attiva è un’occasione.

Stagione respiratoria: i tassi salgono e dalla Cina arrivano due H9N2

Il rapporto ECDC sulla settimana 42, pubblicato il 26 ottobre, descrive una situazione ancora di base ma in movimento. Le consultazioni per malattie respiratorie restano basse in tutti i Paesi che riportano, ma aumentano in molti, con positività mediana del 5,6% per SARS-CoV-2 e del 4,0% per l’influenza nelle cure primarie, con l’8,1% e il 9,1% negli ospedali. L’RSV è ancora molto basso e la maggior parte delle positività ospedaliere riguarda over 65.

Sul fronte dell’influenza aviaria l’ECDC segnala due nuovi casi umani di A(H9N2) in Cina: un adulto dell’Henan con storia di tubercolosi e un bambino del Guizhou guarito, entrambi con esposizione a pollame. Dal 2015 i casi umani notificati all’OMS sono 185, con due decessi. Ben 182 vengono dalla Cina.

Negli Stati Uniti il conteggio dei casi umani di A(H5N1) è a 72 dal 1 aprile 2024, con un decesso. L’ultimo è un lavoratore di un allevamento di bovini da latte nella contea di Yakima, nello Stato di Washington, con malattia lieve. Nessuna trasmissione sostenuta tra persone, ma il virus continua a fare il suo lavoro nei posti in cui nessuno lo guarda.

Domande frequenti

Il virus Shamonda si trasmette da persona a persona?

Non risulta alcuna trasmissione interumana documentata. La via nota è la puntura di moscerini infetti del genere Culicoides, gli stessi che trasmettono la lingua blu nei ruminanti. Il caso francese riguarda una persona gravemente immunocompromessa, quindi la suscettibilità osservata non va estesa alla popolazione generale.

Ervebo funziona contro il virus Bundibugyo?

Ervebo è autorizzato contro il virus Ebola Zaire e non contro il Bundibugyo, che è una specie diversa dello stesso genere. Il trial TUMAINI serve esattamente a capire se i candidati disponibili offrano protezione crociata. Fino a quel momento non esiste un vaccino licenziato per questa specie.

Il colera del 2026 è peggiore di quello del 2025?

Ha meno casi, 291.272 contro 496.907 nello stesso periodo, ma conserva una mortalità proporzionale più alta: 2.471 decessi contro 5.703 su un numero di malati quasi doppio. Il segnale è che l’accesso alle cure arriva tardi, non che il batterio sia diventato più aggressivo.

Le zanzare sono ancora attive a novembre?

Sì, finché le temperature restano sopra i 15 gradi nelle ore notturne l’attività di Aedes e Culex non si azzera. La sorveglianza europea chiude i bollettini a fine ottobre, ma il rischio di trasmissione si esaurisce con il freddo vero, non con il calendario.

Il morbillo americano può arrivare in Europa?

Il morbillo circola già in Europa e la soglia di sicurezza è la stessa ovunque: copertura vaccinale sopra il 95% con due dosi. Un focolaio in un Paese ad alta mobilità è un rischio per tutti gli altri, ed è il motivo per cui i bollettini americani finiscono nei punti settimanali europei.

Fonti

ECDC, primo caso umano di virus Shamonda in Francia (22 ottobre 2026) e evento 2026-EVD-00036. ECDC, Ebola Bundibugyo, dati al 28 ottobre. CEPI, primo partecipante vaccinato nel trial TUMAINI. Autorità federali svizzere, caso Ebola evacuato a Ginevra. ECDC, colera, aggiornamento mensile al 27 ottobre. ECDC, bollettini West Nile, chikungunya e dengue al 28 ottobre. EpiCentro ISS, bollettini arbovirosi al 27 ottobre. CDC, casi e focolai di morbillo al 29 ottobre. ECDC, overview respiratoria settimana 42, casi umani di A(H9N2) e A(H5N1) negli Stati Uniti.

⚠️ Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere medico. Consulta sempre il tuo medico per diagnosi e terapie.

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