Malaria: tutto quello che c’è da sapere su trasmissione, sintomi e prevenzione

Malaria: tutto quello che c'è da sapere su trasmissione, sintomi e prevenzione
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La malaria è una malattia infettiva provocata da parassiti del genere Plasmodium e trasmessa soprattutto dalla puntura di zanzare Anopheles femmine infette. È prevenibile e curabile, ma può diventare rapidamente grave, soprattutto nei bambini piccoli, nelle persone in gravidanza, nei viaggiatori non immuni e negli individui immunodepressi.

Nel 2024 l’Organizzazione mondiale della sanità ha stimato 282 milioni di casi e circa 610.000 decessi in 80 Paesi. La Regione africana dell’OMS ha concentrato circa il 95% dei casi e dei decessi, con i bambini sotto i cinque anni tra le persone più colpite. Questi numeri spiegano perché la malaria resti una priorità globale, anche per chi vive in Europa e viaggia in aree tropicali.

Che cos’è e come si trasmette

Il ciclo della malaria coinvolge due ospiti. Quando una zanzara Anopheles punge una persona infetta, può ingerire i parassiti presenti nel sangue. Dopo una fase di sviluppo nella zanzara, il parassita passa a un’altra persona durante una successiva puntura.

Nell’organismo umano il Plasmodium raggiunge prima il fegato e poi invade i globuli rossi. La rottura periodica dei globuli rossi contribuisce alla comparsa di febbre, brividi e anemia. La malaria non si trasmette come un raffreddore o l’influenza e non è un’infezione sessualmente trasmessa. Più raramente può essere trasmessa attraverso trasfusioni, aghi contaminati o dalla madre al bambino.

Le specie che possono infettare l’uomo sono Plasmodium falciparum, P. vivax, P. malariae, P. ovale e P. knowlesi. P. falciparum è associato alle forme più rapidamente letali, mentre P. vivax può riattivarsi dal fegato anche dopo un intervallo senza sintomi.

Il ruolo della zanzara Anopheles

Le zanzare che trasmettono la malaria pungono soprattutto tra il tramonto e l’alba. Non ogni zanzara Anopheles è infetta: deve prima acquisire il parassita da una persona malata. Il rischio dipende quindi dalla presenza contemporanea di vettori competenti, parassiti e condizioni ambientali favorevoli.

La malaria non è la stessa cosa delle arbovirosi trasmesse dalle zanzare Aedes, come dengue o chikungunya. Per un confronto con un’altra infezione trasmessa da vettori puoi leggere anche la guida sul virus West Nile in Europa.

Sintomi: come riconoscerli

I primi sintomi compaiono spesso tra 10 e 15 giorni dopo la puntura infettante, ma l’intervallo può essere più lungo e varia in base alla specie e alla profilassi assunta. I disturbi iniziali non sono specifici e possono assomigliare a molte altre malattie febbrili:

  • febbre, spesso accompagnata da brividi;
  • mal di testa;
  • stanchezza intensa e dolori muscolari;
  • nausea, vomito o diarrea in alcuni casi;
  • sudorazione e malessere generale.

La febbre può presentarsi a intervalli, ma non è sempre regolare. Una febbre dopo un viaggio in un’area dove la malaria è presente deve essere valutata rapidamente, anche se sono trascorse settimane o mesi dal rientro.

Quando la malaria diventa grave

Senza diagnosi e trattamento tempestivi, soprattutto l’infezione da P. falciparum può evolvere rapidamente. Sono segnali di allarme la confusione o la perdita di coscienza, le convulsioni, la difficoltà respiratoria, l’ittero, l’urina scura o con sangue, il sanguinamento anomalo, l’insufficienza renale e una debolezza estrema.

Questi sintomi richiedono assistenza medica urgente. Nei bambini, nelle persone in gravidanza e nei pazienti immunodepressi la soglia per rivolgersi a un servizio sanitario deve essere particolarmente bassa.

Diagnosi: il test del sangue è essenziale

I sintomi da soli non bastano per diagnosticare la malaria. Il medico raccoglie informazioni su viaggi, eventuale profilassi, esposizione alle zanzare e cronologia della febbre, poi richiede un esame del sangue. La diagnosi può utilizzare striscio sottile e goccia spessa, test rapidi per gli antigeni e, in alcuni laboratori, metodi molecolari come la PCR.

Se il primo test è negativo ma il sospetto resta alto, il medico può indicare ulteriori controlli. È importante riferire sempre un viaggio recente o anche non recentissimo in una zona endemica: una febbre del viaggiatore non va attribuita automaticamente a influenza, COVID-19 o gastroenterite.

Come si cura

La malaria è curabile con farmaci antimalarici prescritti in base alla specie di Plasmodium, alla zona in cui è stata acquisita l’infezione, alla gravità del quadro, all’età, al peso, alla gravidanza e ad altre condizioni cliniche. Per molte infezioni non complicate da P. falciparum si usano combinazioni a base di derivati dell’artemisinina; le forme gravi richiedono trattamento ospedaliero e farmaci per via endovenosa.

Non bisogna assumere antimalarici avanzati da precedenti viaggi né interrompere la terapia appena la febbre migliora. La scelta e la durata del trattamento devono essere stabilite da un professionista, anche perché esistono resistenze ai farmaci in diverse aree del mondo.

Prevenzione durante un viaggio

La protezione più efficace combina la riduzione delle punture con una valutazione medica prima della partenza. Per dormire in sicurezza possono servire zanzariere trattate con insetticida, soprattutto in luoghi privi di protezioni alle finestre. Sono utili anche:

  • repellenti autorizzati, applicati secondo le istruzioni;
  • abiti lunghi e possibilmente chiari, specialmente dopo il tramonto;
  • zanzariere alle finestre e porte chiuse o schermate;
  • condizionamento dell’aria, quando disponibile;
  • eliminazione o gestione dei luoghi favorevoli alle zanzare vicino agli alloggi.

La chemioprofilassi non è uguale per tutti. Il farmaco dipende dalla destinazione, dalla durata e dal tipo di viaggio, dall’età, dalla gravidanza, da altre terapie e dalle resistenze locali. È consigliabile consultare il medico o un ambulatorio di medicina dei viaggi con sufficiente anticipo, perché alcuni schemi iniziano prima della partenza e proseguono dopo il rientro.

I vaccini contro la malaria

L’OMS raccomanda l’impiego dei vaccini RTS,S/AS01 e R21/Matrix-M nei programmi destinati ai bambini che vivono in aree con trasmissione moderata o alta di malaria da P. falciparum. I vaccini rappresentano uno strumento aggiuntivo e non sostituiscono zanzariere, controllo dei vettori, diagnosi rapida e trattamento dei casi.

La disponibilità e le indicazioni cambiano in base al Paese e al programma sanitario. Per i viaggiatori, la vaccinazione di routine non elimina la necessità di una consulenza individuale sulla profilassi farmacologica e sulle misure anti-puntura.

Malaria e rientro in Italia

La malaria non è normalmente trasmessa in modo stabile in Italia, ma ogni anno vengono diagnosticati casi importati in persone che hanno viaggiato in Paesi endemici. Se compare febbre durante il viaggio o dopo il rientro, bisogna informare subito il medico della destinazione e della data del viaggio.

Una valutazione tempestiva può fare la differenza, soprattutto quando è possibile un’infezione da P. falciparum. Per orientarti sui temi di prevenzione e salute puoi consultare anche la sezione dedicata alle malattie infettive e tropicali.

Fonti: Organizzazione mondiale della sanità, Malaria; CDC, About Malaria.

⚠️ Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere medico. Consulta sempre il tuo medico per diagnosi e terapie.

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