H5N1 nei bovini da latte: il salto di specie che potrebbe portare alla prossima pandemia

Il virus H5N1 clade 2.3.4.4b ha compiuto un salto di specie senza precedenti. Dal 2024, il patogeno dell’influenza aviaria ad alta patogenicità ha infettato oltre 1.000 allevamenti di bovini da latte in almeno 17 stati americani, rappresentando la prima trasmissione sostenuta del virus in una specie di mammifero domestico su larga scala. Un fenomeno che gli scienziati descrivono come uno dei più significativi eventi di spillover animale del XXI secolo.
La comunità scientifica segue con crescente preoccupazione l’evoluzione del virus, le cui mutazioni lo rendono sempre più adatto ai mammiferi e potenzialmente più vicino a un adattamento che potrebbe facilitare la trasmissione tra esseri umani.
Il salto di specie: come H5N1 è passato dagli uccelli ai bovini
Fino al marzo 2024, l’idea che un virus dell’influenza aviaria potesse infettare e trasmettersi tra bovini da latte sembrava remota. Poi, la scoperta: campioni di latte non pastorizzato provenienti da allevamenti in Texas e Kansas hanno rivelato la presenza del genotipo B3.13 di H5N1, un ceppo che aveva compiuto il salto dagli uccelli selvatici ai bovini attraverso una singola introduzione, seguita da una diffusione sostenuta da animale ad animale.
Le analisi genomiche hanno identificato una mutazione chiave: la PB2 M631L, una sostituzione amminoacidica nella proteina polimerasica che ha permesso al virus di replicarsi efficacemente nelle cellule mammarie bovine. Questo singolo cambiamento molecolare ha potenziato la replicazione virale nei tessuti della mammella bovina e, incidentalmente, anche nelle cellule delle vie aeree umane, dimostrando che l’adattamento a una specie mammifera può abbassare le barriere biologiche verso altre.
Nel 2025 è emerso anche il genotipo D1.1, un ceppo geneticamente distinto e indipendente dal B3.13, identificato in allevamenti in Nevada e Arizona. Ciò dimostra che i bovini sono suscettibili a multiple introduzioni del virus da diverse fonti aviarie, un dato che aggrava la complessità del controllo epidemiologico.
La situazione negli Stati Uniti: oltre 1.000 allevamenti infetti
Il Dipartimento dell’Agricoltura statunitense (USDA) ha classificato l’attuale epidemia di H5N1 nei bovini come il più grande e lungo episodio di malattia animale nella storia degli Stati Uniti. Al primo semestre 2026, il virus ha coinvolto oltre 1.000 allevamenti in almeno 17 stati, con una concentrazione particolarmente elevata in Colorado, California, Texas, Michigan e Idaho.
La trasmissione avviene principalmente attraverso il contatto con latte contaminato e attrezzature di mungitura infette. Le vacche infette mostrano sintomi come riduzione della produzione di latte, mastite, letargia e febbre, ma una parte significativa delle infezioni rimane asintomatica, rendendo difficile il contenimento. Il virus rimane vitale nel latte non pastorizzato e si diffonde rapidamente all’interno delle mandrie.
L’USDA ha rafforzato il programma di sorveglianza, imponendo test obbligatori sui bovini da latte prima del trasferimento tra stati. Tuttavia, la portata geografica e il numero di allevamenti coinvolti rendono il controllo un’impresa titanica.
Casi umani: 71 confermati dal 2024
Il CDC ha confermato 71 casi umani di H5N1 negli Stati Uniti da febbraio 2024. La maggior parte dei contagiati sono lavoratori agricoli esposti a bovini infetti o a pollame contagiato, con sintomi prevalentemente lievi: congiuntivite, sintomi respiratori superiori e febbre. Sessantaquattro dei 71 casi sono stati individuati attraverso il monitoraggio attivo delle persone esposte ad animali infetti, mentre sette sono emersi dalla sorveglianza nazionale di routine. Nessun caso ha mostrato evidenze di trasmissione sostenuta da persona a persona.
A livello globale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha registrato oltre 1.000 casi umani di H5N1 dal 2003, con 479 decessi (una letalità del 47% circa). Nel primo trimestre 2026, l’OMS ha segnalato 13 infezioni influenzali zoonotiche, incluso un decesso per H5N1 in un bambino in Bangladesh, esposto a pollame domestico. Un secondo caso in Bangladesh è stato registrato ad aprile 2026, coinvolgendo un bambino nella divisione di Sylhet, anch’esso esposto a pollame. Il paziente è stato dimesso e non sono stati segnalati casi secondari tra i contatti.
L’OMS valuta il rischio complessivo per la popolazione generale come basso, sottolineando che non è stata osservata trasmissione sostenuta tra esseri umani. Tuttavia, ogni nuova infezione umana rappresenta un’opportunità per il virus di adattarsi ulteriormente.
Il rischio pandemico: cosa dicono WHO, CDC e gli esperti
Secondo la valutazione congiunta FAO/WHO/WOAH pubblicata a maggio 2026, il rischio di una pandemia influenzale di origine aviaria rimane moderato a livello globale e basso per la popolazione generale, ma la situazione è in rapida evoluzione.
Gli esperti identificano tre fattori chiave di preoccupazione:
- L’ampiezza del reservoir animale: il virus circola ora in uccelli selvatici, pollame, bovini da latte, suini e numerosi mammiferi selvatici, creando un’enorme arena ecologica per il riassortimento genetico.
- Le mutazioni di adattamento: oltre alla PB2 M631L, sono emerse mutazioni come PA K497R e cambiamenti nell’emoagglutinina che favoriscono il legame con i recettori di tipo umano. Più il virus circola nei mammiferi, più accumula mutazioni che potrebbero facilitare il salto all’uomo.
- L’esposizione umana crescente: i lavoratori agricoli a contatto con latte contaminato o animali infetti rappresentano la popolazione più esposta. Ogni spillover umano è una possibilità per il virus di acquisire le mutazioni necessarie per la trasmissione interumana.
Il CDC ha aggiornato le linee guida per la protezione dei lavoratori agricoli, raccomandando dispositivi di protezione individuale e monitoraggio attivo dei sintomi. Parallelamente, sono in corso studi clinici per vaccini pre-pandemici specifici per H5N1, e gli Stati Uniti stanno accumulando scorte di antivirali e dosi di vaccino candidato.
Un articolo pubblicato su Nature a giugno 2026 sottolinea che l’epidemia di H5N1 nei bovini da latte comporta rischi sostanziali per la salute pubblica, la sostenibilità economica dell’agricoltura e i sistemi alimentari globali. Il latte pastorizzato rimane sicuro, ma il latte crudo rappresenta un veicolo di trasmissione sia per gli animali che per gli esseri umani.
La situazione in Asia e le prospettive globali
Oltre agli Stati Uniti, il virus H5N1 continua a circolare in Asia, dove il Bangladesh ha registrato due casi umani nel 2026, di cui uno fatale. In Cambogia sono stati segnalati tre casi di H5N1 nel primo trimestre 2026. L’Organizzazione Mondiale della Sanità monitora costantemente la situazione attraverso il sistema di sorveglianza globale, aggiornando periodicamente la valutazione del rischio per la popolazione.
Le prospettive per il futuro sono incerte. Da un lato, il virus non ha ancora acquisito la capacità di trasmettersi efficacemente tra umani. Dall’altro, la circolazione prolungata in un numero crescente di mammiferi aumenta esponenzialmente le probabilità che una variante con questa capacità emerga. La comunità scientifica globale è concorde nel raccomandare un rafforzamento della sorveglianza, l’implementazione di misure di biosicurezza negli allevamenti e la preparazione di contromisure mediche (vaccini e antivirali) in vista di una potenziale pandemia.
Per approfondire: nel nostro punto settimanale abbiamo già trattato l’evoluzione dell’epidemia di H5N1 insieme ad altri focolai internazionali.
⚠️ Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere medico. Consulta sempre il tuo medico per diagnosi e terapie.
