Il più grande focolaio di dengue in Europa continentale: lo studio ISS su Eurosurveillance

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Nel 2024 l’Italia è stata teatro del più grande focolaio di dengue mai registrato nell’Europa continentale, con quasi 300 casi autoctoni distribuiti in quattro regioni. A luglio 2026, l’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con la Fondazione Bruno Kessler e le Regioni interessate, ha pubblicato su Eurosurveillance lo studio che analizza in dettaglio le dinamiche di trasmissione del virus Dengue sierotipo 2 (DENV-2) sul territorio italiano.

I risultati confermano un dato cruciale per la salute pubblica: la trasmissione avviene quasi esclusivamente a breve distanza, entro poche centinaia di metri dalla fonte di infezione, rendendo ancora più strategiche la diagnosi precoce e le misure rapide di controllo dei vettori.

296 casi autoctoni: cosa è successo nel 2024

Lo studio ha analizzato 296 casi di dengue autoctona con insorgenza dei sintomi tra il 31 luglio e il 31 ottobre 2024. I focolai si sono sviluppati in quattro regioni italiane, con tre principali cluster identificati dai ricercatori. Il numero di riproduzione effettivo (Rt) durante i picchi dei focolai è stato stimato tra 1,35 e 3,33, indicando una capacità di diffusione significativa in assenza di interventi di controllo.

Il tempo medio di generazione — l’intervallo tra un caso primario e uno secondario — è risultato di 18 giorni, un dato che aiuta a comprendere i tempi di propagazione del virus nella popolazione. La trasmissione domestica ha rappresentato il 15,4% degli eventi di infezione, a conferma del ruolo dell’ambiente abitativo nella diffusione del contagio.

La trasmissione resta entro 400 metri

Uno dei risultati più significativi dello studio riguarda la distanza di trasmissione. Tra i casi di cui è stato possibile ricostruire la catena di contagio, meno dell’1% delle trasmissioni si è verificato oltre i 400 metri dalla fonte di infezione. Questo significa che la diffusione del virus Dengue in contesti europei è fortemente localizzata, con cluster che si sviluppano in aree geografiche circoscritte.

Questa scoperta ha implicazioni operative importanti: se la sorveglianza è tempestiva e gli interventi vengono attivati rapidamente intorno ai casi identificati, è possibile contenere efficacemente la trasmissione. Quando invece l’individuazione dei casi avviene in ritardo, possono rendersi necessari interventi di controllo più estesi su aree più vaste.

Il ruolo della temperatura e del controllo vettoriale

Lo studio ha quantificato per la prima volta l’effetto congiunto di fattori ambientali e interventi umani. Le misure di controllo dei vettori (disinfestazioni, riduzione dei focolai larvali) hanno dimostrato di ridurre la trasmissione del 41,3%. Al contrario, per ogni aumento di 1°C della temperatura, la trasmissione è aumentata del 19,8%, un dato che conferma l’impatto delle condizioni climatiche sulla stagionalità e l’intensità dei focolai.

Dopo l’identificazione del focolaio, la combinazione di calo delle temperature stagionali, interventi di controllo e maggiore consapevolezza nella popolazione ha determinato una marcata riduzione della trasmissione, con il numero medio di casi secondari per infezione sceso da 1,4 a 0,4.

Il vettore: la zanzara tigre

Il veicolo della trasmissione è la zanzara Aedes albopictus, meglio conosciuta come zanzara tigre, ormai stabilmente presente in gran parte del territorio italiano. Quando una zanzara punge una persona infetta (un caso importato da un’area endemica) e successivamente punge una persona sana, può trasmettere il virus. Le infezioni autoctone da Dengue sono in aumento in Europa — in particolare in Francia, Italia e Spagna — proprio a causa della crescente presenza di questo vettore e delle condizioni climatiche che favoriscono stagioni di attività sempre più lunghe.

Per approfondire le dinamiche delle arbovirosi in Italia, leggi il nostro articolo su arbovirosi in Italia 2026: i dati ISS su Dengue, Chikungunya e Zika.

La situazione attuale: i dati 2026

L’aggiornamento della dashboard ISS sulle arbovirosi, pubblicato a luglio 2026, fotografa la situazione dei primi sei mesi dell’anno. Dal 1 gennaio al 30 giugno 2026 sono stati registrati in Italia 169 casi confermati di Dengue, tutti associati a viaggi all’estero (nessun decesso). La grande maggioranza di questi casi (71%) presenta come luogo di esposizione le Maldive. Nello stesso periodo si sono registrati 13 casi di Chikungunya e 3 casi di Zika virus, tutti importati, senza decessi.

Sebbene nel 2026 non siano stati ancora registrati focolai autoctoni, la presenza del vettore e i precedenti del 2024 impongono di mantenere alta la vigilanza. Come sottolineano gli autori dello studio: “La diagnosi precoce dei casi e il rapido controllo dei vettori sono fondamentali per ridurre la trasmissione”.

Scopri di più sulle malattie trasmesse dalle zanzare nella nostra sezione dedicata.

⚠️ Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere medico. Consulta sempre il tuo medico per diagnosi e terapie.

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