Dengue: trasmissione, sintomi e perché i casi continuano ad aumentare nel mondo

Dengue: trasmissione, sintomi e perché i casi continuano ad aumentare nel mondo
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La dengue è una delle infezioni virali trasmesse dalle zanzare più diffuse al mondo. Per molti anni è stata considerata soprattutto una malattia tropicale, ma la sua geografia sta cambiando: urbanizzazione, mobilità internazionale, aumento delle temperature e presenza della zanzara Aedes albopictus hanno favorito la comparsa di casi anche in aree nuove, compresa l’Europa meridionale.

Che cos’è la dengue

La dengue è causata dal virus dengue, appartenente al genere Flavivirus. Esistono quattro sierotipi principali, indicati come DENV-1, DENV-2, DENV-3 e DENV-4. L’infezione da un sierotipo tende a conferire una protezione duratura soprattutto verso quello stesso sierotipo, ma non garantisce un’immunità completa contro gli altri.

Molte infezioni sono asintomatiche o provocano una malattia lieve. In una parte dei casi, però, la febbre può evolvere verso una forma grave con perdita di plasma, sanguinamento e compromissione degli organi. Il rischio è maggiore in alcune infezioni successive, quando gli anticorpi preesistenti possono facilitare l’ingresso del virus nelle cellule, un fenomeno chiamato potenziamento anticorpo-dipendente.

Come si trasmette

Il vettore principale è la zanzara Aedes aegypti; può trasmettere il virus anche Aedes albopictus, la zanzara tigre presente in molte regioni italiane ed europee. Una zanzara si infetta pungendo una persona viremica. Dopo la replicazione del virus nell’insetto, una successiva puntura può trasmetterlo a un’altra persona.

Le Aedes sono zanzare prevalentemente urbane, depongono le uova in piccoli contenitori con acqua e pungono soprattutto durante il giorno, spesso nelle prime ore del mattino e nel tardo pomeriggio. La dengue non si trasmette normalmente da persona a persona con i comuni contatti quotidiani. Sono però possibili, più raramente, trasmissione materno-fetale e infezioni associate a sangue o trapianti.

Sintomi tipici

Dopo un’incubazione generalmente compresa tra 4 e 10 giorni, la malattia può iniziare con febbre improvvisa. I sintomi più frequenti comprendono:

  • cefalea intensa e dolore dietro gli occhi;
  • dolori muscolari, articolari e ossei;
  • nausea e vomito;
  • stanchezza marcata;
  • eruzione cutanea, che può comparire dopo alcuni giorni.

La febbre spesso dura da due a sette giorni. I sintomi non sono specifici, quindi una diagnosi affidabile richiede la valutazione clinica e, quando indicato, un test di laboratorio, soprattutto in chi ha viaggiato o vive in un’area con trasmissione.

Quando può diventare grave

Il passaggio alla dengue grave avviene spesso nella fase in cui la febbre diminuisce, tra il terzo e il settimo giorno. È una fase da sorvegliare con attenzione. Dolore addominale intenso, vomito persistente, sanguinamento da naso o gengive, sangue nel vomito o nelle feci, sonnolenza, agitazione, difficoltà respiratoria e pelle fredda richiedono una valutazione medica urgente.

La complicanza caratteristica è la perdita di plasma dai vasi sanguigni, che può provocare shock. Possono verificarsi anche emorragie importanti, danno epatico, alterazioni neurologiche o coinvolgimento di cuore e reni. Bambini piccoli, anziani, persone in gravidanza e chi ha alcune patologie croniche possono avere un rischio maggiore di complicanze.

Diagnosi e trattamento

Nei primi giorni si possono utilizzare test molecolari come la PCR e test per l’antigene NS1. In una fase successiva, la sierologia può aiutare a rilevare la risposta anticorpale. La scelta dipende dal momento della malattia, dai test disponibili e dal giudizio clinico.

Non esiste una terapia antivirale specifica di uso routinario. Il trattamento è di supporto: riposo, liquidi e controllo medico dell’evoluzione. Per febbre e dolore viene generalmente preferito il paracetamolo, se appropriato per la persona. È importante evitare aspirina e farmaci antinfiammatori non steroidei finché la dengue non è stata esclusa, perché possono aumentare il rischio di sanguinamento. In caso di segnali d’allarme servono osservazione e trattamento ospedaliero.

Prevenzione dalle punture

La protezione individuale e il controllo dei focolai larvali sono essenziali. È utile:

  • usare repellenti autorizzati seguendo le istruzioni in etichetta;
  • indossare abiti che coprano braccia e gambe;
  • installare zanzariere e usare ambienti schermati, soprattutto durante il giorno;
  • svuotare, coprire o pulire regolarmente contenitori con acqua stagnante;
  • proteggere le persone malate dalle punture, per ridurre la possibilità che altre zanzare acquisiscano il virus.

Per chi viaggia, le indicazioni cambiano in base alla destinazione e alla situazione epidemiologica. Prima della partenza è consigliabile consultare fonti sanitarie aggiornate e, se necessario, un centro di medicina dei viaggi.

Vaccini e diffusione globale

La dengue è endemica in molti Paesi tropicali e subtropicali. Negli ultimi anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha segnalato un aumento rilevante dei casi, favorito da fattori climatici, ambientali e sociali. Anche l’Europa ha registrato episodi di trasmissione locale, soprattutto nelle aree in cui è stabilita la zanzara tigre.

Esistono vaccini contro la dengue, ma le raccomandazioni dipendono dall’età, dalla storia di infezione, dal Paese e dal profilo di rischio. Il vaccino Qdenga è stato raccomandato dall’OMS in specifici contesti, ma la decisione vaccinale deve essere individualizzata secondo le indicazioni delle autorità sanitarie. Per un quadro generale sulle malattie trasmesse dalle zanzare puoi consultare anche la nostra guida sulla malaria, dalla trasmissione alla prevenzione.

Fonti: Organizzazione Mondiale della Sanità, CDC e ECDC.

⚠️ Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere medico. Consulta sempre il tuo medico per diagnosi e terapie.

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