Nipah virus in Kerala: perché torna ogni anno e cosa abbiamo imparato

L’11 giugno 2026 il Kerala State Health Department ha confermato un nuovo caso di infezione da Nipah virus (NiV) nel distretto di Kozhikode, Kerala, India. Si tratta dell’ennesima riaccensione di un pattern che ormai si ripete con cadenza quasi annuale dal 2018: un uomo adulto sviluppa sintomi neurologici, viene ricoverato in condizioni critiche e le autorità sanitarie attivano la macchina del contenimento.
Il caso del giugno 2026
Il paziente, un uomo adulto residente a Kozhikode, ha iniziato a manifestare sintomi il 30 maggio 2026 ed è stato ricoverato il 10 giugno. La presentazione clinica è stata prevalentemente neurologica, senza sintomi respiratori riportati prima dell’intubazione. Al momento della notifica si trovava in ventilazione meccanica nel reparto di terapia intensiva. La conferma è arrivata tramite test RT-PCR presso il National Institute of Virology di Pune.
Il contact tracing ha identificato 104 contatti, di cui 45 operatori sanitari, suddivisi in 4 ad altissimo rischio, 14 ad alto rischio e 86 a basso rischio. Al 18 giugno 2026 nessun caso secondario era stato segnalato.
L’infezione è probabilmente legata all’esposizione a pipistrelli durante la pulizia di un magazzino, una dinamica già osservata in precedenti focolai. Come ha documentato l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la fonte dell’infezione non è stata ancora identificata con certezza, e data la nota presenza di serbatoi animali nella regione, ulteriori casi non possono essere esclusi.
Perché il Nipah torna ogni anno in Kerala
Il pattern di ricorrenza del Nipah virus in Kerala non è casuale. Dal 2018, quando si verificò il primo focolaio dell’India meridionale con 23 casi e una letalità di circa il 90%, il virus è riemerso nel 2019, 2021, 2023, 2025 e ora nel 2026 secondo le segnalazioni del NCDC Communicable Disease Alert.
Le ragioni sono principalmente ecologiche. Il Kerala ospita vaste popolazioni di pipistrelli della frutta (Pteropus medius), il serbatoio naturale del virus. Questi animali sono attirati dalle piantagioni di frutta e dagli alberi di palma da dattero, che forniscono loro cibo e riparo. La deforestazione e l’espansione delle aree agricole hanno ridotto gli habitat naturali, spingendo i pipistrelli sempre più vicino agli insediamenti umani.
Il periodo di alta allerta va da aprile a settembre, che coincide con la stagione della raccolta del frutto della palma da dattero e la maggiore attività riproduttiva dei pipistrelli. La contaminazione della frutta e del succo di palma crudo (date palm sap) con saliva, urina e feci infette è la principale via di spillover.
Cos’è il Nipah virus
Il Nipah virus è un virus a RNA a singolo filamento appartenente alla famiglia dei Paramyxoviridae, stesso gruppo di morbillo e parotite. L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo include nella lista dei patogeni prioritari con potenziale pandemico, insieme a Ebola, Marburg e Coronavirus.
Il virus entra nell’organismo attraverso le mucose orali e nasali, si diffonde per via sistemica attraverso il flusso sanguigno e utilizza i recettori Ephrin-B2 e Ephrin-B3 per infettare le cellule ospiti. Questi recettori sono particolarmente abbondanti nel sistema nervoso centrale e nelle cellule endoteliali dei vasi sanguigni, il che spiega la predilezione del virus per cervello e sistema vascolare. Il Nipah produce anche proteine che sopprimono la risposta interferon dell’ospite, facilitando l’evasione immunitaria precoce.
Il periodo di incubazione varia da 3 a 14 giorni, con casi eccezionali fino a 45 giorni. Il tasso di letalità (CFR) nei focolai documentati in Bangladesh, India, Malesia e Singapore si attestava tra il 40% e il 75%, a seconda della qualità dell’assistenza e della prontezza della diagnosi.
Sintomi e progressione clinica
L’infezione da Nipah virus si presenta inizialmente con sintomi simil-influenzali: febbre, cefalea, mialgie, vomito e mal di gola. In una seconda fase, che può sopraggiungere rapidamente, compaiono segni neurologici: vertigini, sonnolenza, alterazione dello stato di coscienza e segni di encefalite acuta. Nei casi gravi si sviluppano convulsioni e coma nell’arco di 24-48 ore. Alcuni pazienti sviluppano anche polmonite atipica e complicanze respiratorie severe, inclusa la sindrome da distress respiratorio acuto.
Cosa abbiamo imparato: il playbook del Kerala
Dalla tragica esperienza del 2018, il Kerala ha sviluppato un vero e proprio protocollo di risposta che oggi è considerato un modello per la gestione di patogeni ad alta letalità:
Diagnosi precoce: i medici del Kerala mantengono un alto “indice di sospetto” per casi di encefalite con febbre in pazienti provenienti da aree note, permettendo di identificare i cluster rapidamente.
Contenimento ospedaliero: dopo il 2018, quando un singolo paziente infettò circa 16 persone in ambiente ospedaliero, sono state introdotte misure rigorose di controllo delle infezioni nei reparti, tra cui isolamento immediato e dispositivi di protezione per il personale.
Contact tracing aggressivo: centinaia di contatti vengono identificati e monitorati per 21 giorni, con una categorizzazione per livello di rischio che permette di allocare le risorse dove servono di più.
Ricerca sul campo: il One Health Centre for Nipah Research di Kozhikode, istituito nel 2023, coordina gli sforzi tra sanità umana, veterinaria e ambientale, in linea con l’approccio One Health promosso dall’OMS.
Terapie e vaccini: stato della ricerca
Attualmente non esistono antivirali specifici approvati né vaccini autorizzati contro il Nipah virus. La terapia è esclusivamente di supporto: idratazione, gestione dei sintomi e ventilazione meccanica nei casi gravi. Tuttavia, la ricerca sta facendo progressi significativi:
Anticorpi monoclonali: l’anticorpo umanizzato hu1F5, che si lega alla glicoproteina di fusione (F) del virus, ha dimostrato efficacia nel proteggere primati non umani dall’infezione da Nipah e dal virus Hendra, e si sta muovendo verso lo sviluppo clinico.
Remdesivir: il farmaco antivirale ha mostrato risultati promettenti nella prevenzione dell’infezione se somministrato precocemente in modelli animali ed è considerato per l’uso in combinazione con immunoterapie.
Ribavirina: utilizzata durante il focolaio malese del 1999, la sua efficacia resta dubbia a causa di dati contrastanti.
Vaccini in sviluppo: diversi candidati vaccinali sono in fase preclinica e clinica, basati su vettori virali e piattaforme mRNA, ma nessuno ha ancora completato gli studi di fase 3.
La sfida della prevenzione a lungo termine rimane quella di proteggere gli habitat dei pipistrelli con zone cuscinetto (buffer zone), ridurre il contatto uomo-animale nelle aree di spillover e mantenere una sorveglianza ambientale continua durante la stagione ad alto rischio. Come dimostrano i dati del CDC e dell’OMS, la preparazione è l’unica arma veramente efficace contro un patogeno che non dà tregua.
⚠️ Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere medico. Consulta sempre il tuo medico per diagnosi e terapie.
