Morbillo 2026: l’America si avvicina ai numeri record dell’anno scorso e l’Europa accelera

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Il morbillo torna a far parlare di sé. Dopo un periodo di relativa calma, la malattia infettiva più contagiosa tra quelle prevenibili da vaccino sta registrando una preoccupante recrudescenza in due continenti. Negli Stati Uniti, il CDC segnala 2.170 casi confermati al 2 luglio 2026, un numero che si avvicina pericolosamente ai 2.289 di tutto il 2025 con ancora sei mesi davanti. In Europa, dopo un calo del 75% nel 2025, il numero di casi è risalito a 451 nell’aprile 2026, con focolai attivi in Bulgaria e Italia.

USA: 2.170 casi e le cifre del 2025 già quasi raggiunte

I dati pubblicati dal CDC parlano chiaro. Al 2 luglio 2026, gli Stati Uniti hanno registrato 2.170 casi confermati di morbillo, distribuiti prevalentemente in comunità con bassa copertura vaccinale. Il 93% dei casi riguarda persone non vaccinate o con stato vaccinale sconosciuto, a conferma del fatto che il vaccino MPR (morbillo-parotite-rosolia) resta l’unica arma efficace per prevenire la malattia.

Il tasso di ospedalizzazione si attesta intorno al 6%, con complicanze che includono polmonite, encefalite e, nei casi più gravi, il decesso. Se l’attuale ritmo di contagio dovesse mantenersi, gli Stati Uniti potrebbero superare il totale del 2025 entro la fine dell’estate.

I dati del CDC vanno letti anche alla luce della crisi interna all’agenzia americana, con il 68% dei dipendenti in cerca di altra occupazione e il budget ridotto. Una situazione che solleva dubbi sulla capacità di sorveglianza epidemiologica a lungo termine.

Europa: focolai attivi in Bulgaria e Italia

In Europa, l’ECDC ha registrato 451 casi ad aprile 2026, in netta risalita rispetto ai mesi precedenti. La Bulgaria guida la classifica con 163 casi, seguita dall’Italia con 133 casi. Nei 12 mesi precedenti, l’Unione Europea e lo Spazio Economico Europeo hanno registrato 3 decessi attribuibili al morbillo.

La situazione italiana, in particolare, desta preoccupazione. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) mostrano come la copertura vaccinale per il MPR si sia attestata intorno all’86-88% a livello nazionale, ben lontana dall’obiettivo del 95% raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per garantire l’immunità di gregge.

Nel punto settimanale della scorsa settimana avevamo già segnalato l’impennata dei casi di morbillo a livello globale, con la stessa Italia in testa alla classifica europea.

Perché il morbillo torna?

Le ragioni della recrudescenza globale sono molteplici e interconnesse. Il calo delle coperture vaccinali iniziato durante la pandemia da COVID-19 non è stato ancora recuperato in molti paesi. La disinformazione sui vaccini, amplificata dai social media, continua a influenzare le scelte di una parte della popolazione. A ciò si aggiungono le disuguaglianze nell’accesso all’assistenza sanitaria, che rendono più difficile raggiungere le comunità vulnerabili con le campagne vaccinali.

Il morbillo non è una malattia benigna. Le complicanze possono essere gravi e includono polmonite (la causa più comune di morte nei bambini), encefalite (1 ogni 1.000 casi) e la rara ma fatale panencefalite sclerosante subacuta (SSPE), che può manifestarsi anni dopo l’infezione. Con un tasso di letalità del 2-3% nei paesi in via di sviluppo e dello 0,1-0,2% nei paesi industrializzati, ogni caso evitabile è una sconfitta per la sanità pubblica.

Cosa si può fare

L’OMS raccomanda una copertura vaccinale del 95% con due dosi di vaccino MPR per interrompere la circolazione del virus. I paesi che hanno raggiunto e mantenuto questo obiettivo, come la Finlandia e alcuni stati del Nord Europa, non registrano casi autoctoni da anni. La strada è chiara: rafforzare le campagne vaccinali, contrastare la disinformazione con comunicazione scientifica autorevole e garantire l’accesso gratuito al vaccino per tutte le fasce della popolazione.

⚠️ Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere medico. Consulta sempre il tuo medico per diagnosi e terapie.

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