HPV: il virus silenzioso che causa il cancro (e il vaccino che lo ferma)

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Il papillomavirus umano, meglio noto come HPV, è l’infezione sessualmente trasmessa più comune al mondo. Oltre l’80% delle persone sessualmente attive contrae almeno un ceppo del virus nel corso della vita. Nella maggior parte dei casi, il sistema immunitario lo elimina da solo in 1-2 anni senza conseguenze. Ma in una minoranza di infezioni persistenti, il virus provoca alterazioni cellulari che possono portare al cancro.

La cosa più sorprendente è che oggi abbiamo un vaccino in grado di prevenire fino al 90% dei tumori HPV-correlati. Eppure, in Italia, la copertura vaccinale è ancora sotto il 60%, lontanissima dall’obiettivo del 90% raccomandato dall’OMS. L’Australia, che ha puntato forte sulla vaccinazione, si prepara a diventare il primo paese al mondo a eradicare il cancro cervicale entro il 2035.

Cos’è l’HPV e quanti tipi esistono

L’HPV è un virus a DNA a doppio filamento della famiglia Papillomaviridae. Esistono oltre 200 genotipi diversi, numerati progressivamente (HPV-1, HPV-2, ecc.). Circa 40 infettano la regione anogenitale e il cavo orale, e tra questi una decina sono classificati come ad alto rischio oncogeno.

I più pericolosi sono HPV-16 e HPV-18, responsabili insieme del 70% dei carcinomi cervicali. Altri genotipi ad alto rischio includono HPV-31, -33, -35, -45, -52 e -58. I genotipi a basso rischio (HPV-6 e -11, responsabili del 90% dei condilomi genitali) causano lesioni benigne ma non cancro.

L’HPV è responsabile del 5% di tutti i tumori umani a livello globale, secondo l’OMS. Oltre al cancro cervicale, è associato a tumori della vagina, vulva, pene, ano e orofaringe. Negli Stati Uniti, i tumori HPV-correlati dell’orofaringe hanno superato il cancro cervicale come neoplasia più frequente legata all’HPV.

Ciclo vitale: come un virus provoca il cancro

L’HPV infetta le cellule basali dell’epitelio attraverso microabrasioni della cute o delle mucose. Il virus entra nelle cellule e mantiene il suo genoma come episoma (DNA extracromosomico), producendo un numero limitato di proteine. Le proteine E6 e E7 sono le più importanti e rappresentano il cuore del meccanismo oncogeno.

E6 si lega alla proteina oncosoppressore p53 e ne causa la degradazione. p53 è il “guardiano del genoma”: quando una cellula accumula danni al DNA, p53 blocca il ciclo cellulare e induce l’apoptosi. Senza p53, la cellula può continuare a dividersi nonostante le mutazioni accumulate.

E7 si lega a pRb (proteina del retinoblastoma), un altro oncosoppressore che regola il ciclo cellulare. E7 inattiva pRb, spingendo la cellula a dividersi in modo incontrollato.

Insieme, E6 ed E7 immortalizzano la cellula infettata, permettendo l’accumulo di mutazioni genetiche. Se l’infezione persiste per anni (infezione persistente), queste alterazioni possono progredire da neoplasia intraepiteliale cervicale (CIN 1/2/3) fino a carcinoma invasivo. Questo processo richiede in media 10-15 anni dall’infezione iniziale.

Diagnosi e screening

Lo screening per il cancro cervicale si basa su tre strumenti:

  • Pap-test: esame citologico che identifica le cellule anomale del collo dell’utero. Ha ridotto la mortalità per cancro cervicale del 70% nei paesi che lo hanno implementato.
  • Test HPV-DNA: rileva direttamente la presenza del virus ad alto rischio. Più sensibile del Pap-test per le lesioni preinvasive e usato come test primario in molti programmi di screening (in Italia dal 2021 per le over 30).
  • Colposcopia con biopsia: conferma diagnostica in caso di anomalie al Pap-test o positività HPV-DNA persistenti.

In Italia, lo screening è offerto gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale alle donne tra i 25 e i 64 anni (Pap-test ogni 3 anni, o test HPV-DNA ogni 5 anni dai 30 in su). La copertura dello screening in Italia è intorno al 40%, uno dei dati peggiori in Europa.

Il vaccino e i numeri della prevenzione

Oggi sono disponibili tre vaccini contro l’HPV, tutti basati su virus-like particles (VLP) (particelle simili al virus ma non infettive, ottenute dall’autoassemblaggio della proteina L1 del capside):

  • Gardasil 9 (MSD): nonavalente, copre 9 genotipi (6, 11, 16, 18, 31, 33, 45, 52, 58). Previene il 90% dei tumori cervicali, il 90% dei condilomi genitali e il 75% delle lesioni precancerose vulvari e vaginali.
  • Gardasil 4: copre 4 genotipi (6, 11, 16, 18).
  • Cervarix (GSK): bivalente, copre 16 e 18.

Il vaccino è più efficace se somministrato prima dell’inizio dell’attività sessuale, perché previene l’infezione iniziale. In Italia è offerto gratuitamente a ragazzi e ragazze dagli 11 ai 12 anni, con recupero attivo fino ai 18 anni. Due dosi a 6 mesi di distanza (tre dosi dai 15 anni in su).

I dati di efficacia sono straordinari: l’Australia, che ha introdotto la vaccinazione scolastica gratuita nel 2007, ha registrato una riduzione del 92% dell’HPV-16/18 nelle giovani vaccinate e un calo del 67% delle lesioni precancerose CIN2+ nelle under 25. Se il trend continua, il paese potrebbe diventare il primo al mondo a eliminare il cancro cervicale come problema di salute pubblica entro il 2035.

In Italia, la copertura vaccinale completa (due dosi) per la coorte del 2011 è del 56% per le femmine e del 48% per i maschi, ben lontana dall’obiettivo del 90%. Le differenze regionali sono marcate: Toscana ed Emilia-Romagna superano il 70%, mentre Sicilia e Calabria sono sotto il 40%.

FAQ sull’HPV

L’HPV si trasmette solo per via sessuale?
La principale via di trasmissione è quella sessuale (anche attraverso il contatto pelle-pelle senza penetrazione), ma è possibile anche la trasmissione non sessuale (auto-inoculazione, oggetti contaminati, verticale madre-figlio durante il parto). Circa l’80% delle persone sessualmente attive contrae HPV almeno una volta nella vita.

L’HPV ha sintomi?
Nella maggior parte dei casi, no. L’infezione da HPV è asintomatica e transitoria. Solo quando provoca lesioni visibili (condilomi, verruche) o alterazioni cellulari (rilevabili solo con screening) diventa clinicamente evidente. Per questo lo screening è così importante.

Se ho l’HPV, avrò il cancro?
No. Oltre l’80% delle infezioni da HPV si risolve spontaneamente entro 1-2 anni senza alcuna conseguenza. Solo le infezioni persistenti (oltre 2 anni) con genotipi ad alto rischio hanno un rischio significativo di progressione neoplastica, e anche in quel caso la progressione richiede 10-15 anni, lasciando ampio margine per l’intervento.

Il vaccino HPV è sicuro?
Sì. Oltre 300 milioni di dosi somministrate a livello globale con un profilo di sicurezza eccellente. Gli effetti collaterali più comuni sono dolore al sito di iniezione, cefalea e febbre lieve. Le reazioni avverse gravi sono estremamente rare. Nessuno studio ha mai dimostrato un legame causale tra vaccino HPV e patologie autoimmuni o sindromi neurologiche.

L’HPV può colpire anche gli uomini?
Sì, eccome. Gli uomini sono sia vettori che vittime: possono sviluppare condilomi genitali, cancro del pene, cancro anale e cancro orofaringeo (quest’ultimo in forte aumento). Per questo la vaccinazione è raccomandata anche per i maschi, e molti paesi (Australia, Regno Unito, USA) hanno esteso la vaccinazione universale a entrambi i sessi.

⚠️ Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere medico. Consulta sempre il tuo medico per diagnosi e terapie.

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