Dengue: il virus che ha conquistato il pianeta (e ora bussa anche in Italia)

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Se pensate che la dengue sia una malattia tropicale che non vi riguarda, siete in buona compagnia. Fino a una decina di anni fa, era vero. Oggi no. Il virus Dengue, trasmesso dalle zanzare Aedes, si è preso mezzo mondo: 129 paesi coinvolti, 100-400 milioni di infezioni all’anno, e un aumento di 30 volte dell’incidenza negli ultimi 50 anni. Numeri da pandemia silenziosa, senza bisogno di dichiarazioni ufficiali.

La particolarità di questo virus è che non si comporta come gli altri. Ha quattro sierotipi diversi (DENV-1, DENV-2, DENV-3, DENV-4) e passarli tutti non è un vantaggio: la seconda infezione è statisticamente la più pericolosa. È qui che entra in gioco un fenomeno chiamato antibody-dependent enhancement (ADE), una delle ragioni per cui sviluppare un vaccino contro la dengue si è rivelato così complicato.

Cos’è la dengue e come si trasmette

La dengue è una malattia virale causata dal virus Dengue (genere Flavivirus, stessa famiglia di Zika, West Nile e febbre gialla). Si trasmette esclusivamente attraverso la puntura di zanzare infette del genere Aedes, principalmente Aedes aegypti e Aedes albopictus (la zanzara tigre).

La zanzara si infetta pungendo una persona già infetta durante la fase di viremia (quando il virus circola nel sangue), di solito nei primi 3-5 giorni dalla comparsa dei sintomi. Dopo un periodo di incubazione estrinseco di 8-12 giorni, il virus raggiunge le ghiandole salivari della zanzara, che diventa infettante per il resto della sua vita (circa 2-4 settimane).

La trasmissione verticale (da zanzara madre a uova) è documentata, ma non è il meccanismo principale di mantenimento del ciclo. Il serbatoio principale resta l’uomo, anche se in alcune aree sono coinvolte scimmie e altri primati.

I quattro sierotipi e l’ADE: il paradosso della dengue

Il virus Dengue esiste in quattro varianti antigeniche (sierotipi), che differiscono tra loro per circa il 30% del genoma. Un’infezione con un sierotipo conferisce immunità permanente contro QUEL sierotipo, ma solo protezione parziale e temporanea (2-3 mesi) contro gli altri.

Il problema è che una seconda infezione con un sierotipo diverso può essere più grave della prima. Il motivo è l’antibody-dependent enhancement: gli anticorpi prodotti contro il primo sierotipo non neutralizzano il secondo, ma si legano al virus senza bloccarlo. Il complesso virus-anticorpo viene riconosciuto dai macrofagi e internalizzato più facilmente, dando al virus un passaggio preferenziale per infettare le cellule del sistema immunitario. Risultato: una carica virale più alta, una risposta infiammatoria più intensa e un rischio maggiore di sviluppare la dengue emorragica o la sindrome da shock dengue.

Questo meccanismo è ciò che ha complicato lo sviluppo dei vaccini: un vaccino che induce una risposta immunitaria sbilanciata potrebbe paradossalmente aumentare il rischio di malattia grave in chi si infetta successivamente.

Sintomi: da asintomatico a emorragico

La dengue si presenta in tre forme cliniche:

  • Dengue asintomatica: fino all’80% dei casi, specialmente nei bambini.
  • Dengue classica (febbre spacca-ossa): febbre alta improvvisa (40°C), cefalea orbitaria, dolori muscolari e articolari intensi (da qui il nome colloquiale “breakbone fever”), eruzione cutanea maculopapulare, linfonodi ingrossati. Dura 5-7 giorni.
  • Dengue grave (emorragica / sindrome da shock): si manifesta intorno al 3-7° giorno, quando la febbre cala. Segni d’allarme: dolore addominale intenso, vomito persistente, sanguinamento delle mucose, epatomegalia, accumulo di liquidi (ascite, versamento pleurico), letargia o irritabilità. Senza trattamento, la mortalità può superare il 20%.

Il periodo di incubazione varia da 4 a 10 giorni. La diagnosi si basa sulla PCR (RT-PCR) nei primi 5 giorni, o sulla sierologia (IgM) dopo il 5° giorno dalla comparsa dei sintomi. Il test rapido NS1 antigenico è utile nelle fasi precoci.

Espansione globale: come la dengue ha conquistato il mondo

Fino agli anni ’50, la dengue era confinata in poche aree dell’Asia e dell’Africa. Oggi è endemica in 129 paesi. L’Aedes aegypti, originaria dell’Africa, è oggi presente in tutti i continenti tranne l’Antartide. L’urbanizzazione selvaggia, la globalizzazione dei trasporti e il cambiamento climatico hanno creato le condizioni perfette per la sua espansione.

Il genere Aedes è un vettore formidabile: si adatta a vivere in ambienti urbani, si riproduce in qualsiasi contenitore d’acqua stagnante (copertoni, sottovasi, lattine), punge di giorno e ha una capacità di dispersione passiva enorme attraverso merci e trasporti.

In Europa, la dengue era considerata una malattia da importazione fino al 2010. Da allora, i focolai autoctoni si sono moltiplicati. In Italia, la zanzara tigre è ormai presente in tutte le regioni, e i primi casi autoctoni di dengue sono stati registrati nel 2020 a Vicenza, nel 2023 in Lombardia e Lazio. Dal 2024, la sorveglianza integrata ISS mostra un trend in crescita: 113 casi importati nei primi tre mesi del 2025, il doppio dell’anno precedente.

Secondo l’ECDC, l’Italia è tra i paesi europei a maggior rischio di introduzione e circolazione di dengue, insieme a Francia, Spagna e Grecia. Il fattore chiave è la combinazione di presenza del vettore, flussi turistici da aree endemiche e temperature estive che favoriscono la replicazione virale nella zanzara.

Vaccini e terapie: cosa c’è oggi

Non esiste una terapia antivirale specifica per la dengue. Il trattamento è di supporto: reidratazione orale o endovenosa, antipiretici (evitare aspirina e FANS per il rischio emorragico), monitoraggio dei segni d’allarme.

Sul fronte vaccini, la situazione è complessa:

  • Dengvaxia (Sanofi): primo vaccino approvato. Problema: può aumentare il rischio di dengue grave nei sieronegativi (chi non ha mai contratto la dengue). Per questo è raccomandato solo in chi ha avuto una precedente infezione dimostrata. Usato in 11 paesi con programmi di screening obbligatorio.
  • Qdenga (Takeda, TAK-003): vaccino tetravalente basato su virus vivo attenuato. Approvato in Europa nel 2022 per l’uso dai 4 anni in su. Studi clinici mostrano un’efficacia del 61% contro la dengue sintomatica e del 90% contro l’ospedalizzazione. Non richiede screening sierologico.
  • TV005 / altri in sviluppo: NIH e altri centri stanno lavorando a vaccini tetravalenti più equilibrati.

Una menzione speciale va al programma Wolbachia: l’introduzione di zanzare Aedes infettate dal batterio Wolbachia (che blocca la replicazione del virus) ha ridotto i casi di dengue del 77% a Yogyakarta (Indonesia) e del 96% a Rio de Janeiro. Oggi il metodo è in fase di espansione in 14 paesi, inclusa l’Australia e il Sud-est asiatico.

FAQ sulla Dengue

La dengue si trasmette da persona a persona?
No, la trasmissione avviene esclusivamente attraverso la puntura di zanzare infette. Non c’è contagio diretto tra persone, ma una zanzara può infettarsi pungendo un malato e trasmettere il virus ad altre persone.

Posso prendere la dengue più di una volta?
Sì, fino a quattro volte (una per ogni sierotipo). La seconda infezione è quella statisticamente più a rischio di complicanze a causa del fenomeno ADE.

Il vaccino Qdenga è disponibile in Italia?
Sì, è approvato dall’EMA dal 2022. In Italia è disponibile come vaccino a pagamento in alcune ASL e centri di medicina dei viaggi. La copertura richiede due dosi a distanza di 3 mesi.

In che periodo dell’anno c’è più rischio di dengue in Italia?
Il periodo a rischio va da giugno a ottobre, quando la zanzara tigre è attiva e le temperature permettono la replicazione del virus. Il rischio è più alto in concomitanza con ondate di calore e alta densità di zanzare.

Cosa fare se si sospetta la dengue?
Rivolgersi al medico o al pronto soccorso, riferendo i sintomi e i viaggi recenti in aree endemiche. Non assumere aspirina o FANS per il rischio emorragico. La diagnosi precoce è fondamentale per gestire le potenziali complicanze.

⚠️ Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere medico. Consulta sempre il tuo medico per diagnosi e terapie.

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