Cos’è l’influenza K, quali sono i sintomi, quanto dura e come si cura

L’influenza stagionale 2025/2026 si sta presentando con una variante particolarmente tenace che molti identificano come “influenza K”.
A colpire non è solo l’intensità dei sintomi, ma soprattutto la loro durata anomala e la difficoltà nel recupero, che sta spingendo molte persone a rivolgersi al medico anche dopo diversi giorni.
Febbre, tosse persistente, dolori muscolari e una stanchezza che non passa sembrano essere i tratti distintivi di questa forma influenzale. Anche questa volta, il ruolo della vaccinazione e delle misure di prevenzione torna centrale, soprattutto per i soggetti più vulnerabili.
Che cos’è l’Influenza k?
Quando si parla di influenza K non ci si riferisce in realtà ad un nuovo virus, ma a una forma di influenza stagionale che in questa stagione si sta facendo notare per sintomi più forti e soprattutto molto più duraturi.
Il termine “K” non ha un’origine scientifica: è un modo con cui molte persone, medici inclusi, stanno identificando un’influenza della stagione 2025/2026 che lascia strascichi per giorni, a volte settimane, anche dopo la scomparsa della febbre.
La causa è legata ai virus influenzali già noti, in particolare i ceppi A/H1N1 e A/H3N2, che quest’anno sembrano colpire con più forza.
A rendere questa influenza diversa dal solito è soprattutto il fatto che i sintomi tornano o non se ne vanno facilmente, lasciando molti con una tosse insistente e una stanchezza che non passa.
Quali sono i sintomi dell’Influenza K?
I sintomi dell’influenza K sono simili a quelli dell’influenza stagionale, ma con alcune caratteristiche che li rendono più persistenti.
Nella maggior parte dei casi, tutto inizia con febbre alta, brividi, mal di testa, dolori muscolari e una forte sensazione di spossatezza.
A differenza delle influenze più leggere, questa forma si distingue per la durata prolungata dei sintomi soprattutto quelli febbrili: la febbre, infatti, può durare diversi giorni, la tosse tende a persistere anche dopo la guarigione e la stanchezza può accompagnarci per molto tempo.
Alcune persone segnalano anche una seconda fase di malessere, a distanza di giorni dal primo miglioramento, con sintomi che tornano improvvisamente.
- Febbre oltre i 38°C che dura più di 3-4 giorni
- Dolori muscolari intensi e mal di testa costante
- Tosse che non si risolve facilmente e si protrae anche dopo la febbre
- Sensazione di spossatezza prolungata, anche dopo la guarigione
- Possibili disturbi gastrointestinali come nausea o diarrea
Attenzione ai sintomi respiratori dell’Influenza K
I sintomi respiratori sono tra i più evidenti nell’influenza K. La tosse è spesso il sintomo che dura più a lungo: può iniziare secca e diventare grassa col passare dei giorni, oppure restare secca e irritante anche dopo la scomparsa della febbre.
In molti casi è presente una forte congestione nasale, accompagnata da mal di gola, raffreddore e voce rauca. Non sono rari i casi in cui questi sintomi si intensificano dopo qualche giorno di apparente miglioramento, rendendo il recupero più lento del previsto.
Molti non lo sanno, ma i sintomi respiratori sono quelli a cui fare più attenzione.
Se dovessero verificarsi casi di affanno, è importante farsi visitare con urgenza da un medico in quanto è molto frequente il verificarsi di una sovrainfezione batterica che interessa l’area polmonare.
In sostanza, può capitare che all’influenza si vada a sommare un’infezione batterica (spesso da stafilococco) che può seriamente compromettere la respirazione.
Quali sono i sintomi sistemici dell’influenza k?
L’influenza K si manifesta anche con una serie di sintomi sistemici che compromettono in modo significativo il benessere generale. La febbre alta è uno dei primi segnali, spesso accompagnata da brividi, sudorazione abbondante e dolori muscolari diffusi.
A questi si aggiunge una stanchezza intensa, che può persistere anche dopo la fine degli altri sintomi. In molti casi si avverte una spossatezza costante, che rende difficile riprendere le normali attività quotidiane. Alcuni pazienti riportano anche disturbi gastrointestinali, come nausea, crampi addominali o diarrea, soprattutto nei primi giorni di infezione.
Quanto dura l’Influenza K?
Una caratteristica dell’Influenza K, riscontrata anche da uno studio retrospettivo, è che la fase febbrile tende a durare più a lungo del solito.
Nelle influenze stagionali tradizionali, come quelle da H1N1 o altri ceppi, la febbre alta tende a risolversi in genere entro 3‑4 giorni, anche se in alcuni casi può prolungarsi fino a una settimana circa.
Con la variante K (subclade di H3N2), molte persone riferiscono che la febbre può rimanere elevata per più giorni rispetto a una influenza “classica”, e in alcuni casi persiste fino a 5‑7 giorni o oltre prima di iniziare a scendere.
Sia chiaro: questo non significa necessariamente che si tratti di un virus più aggressivo, ma piuttosto che il decorso può essere più lento e accompagnato da un senso di malessere più prolungato.
Dopo la fase acuta, altri sintomi come tosse e stanchezza possono continuare anche oltre la scomparsa della febbre, e in alcuni casi persistere una o due settimane dopo il picco dell’infezione stessa.
Come si cura e si gestisce l’Influenza K
Come per tutte le forme influenzali, non esiste una cura specifica, ma è possibile gestire i sintomi con trattamenti mirati.
I farmaci più utilizzati sono antipiretici e antinfiammatori come il paracetamolo o l’ibuprofene, utili per abbassare la febbre e alleviare i dolori muscolari.
Ma è fondamentale soprattutto rimanere a riposo, bere molti liquidi e evitare sforzi anche nei giorni successivi alla fine della febbre, quando può persistere un forte senso di affaticamento.
L’uso di antibiotici non è indicato, a meno che non si sviluppino complicazioni batteriche come una sovrainfezione respiratoria. Ma attenzione all’autosomministrazione: consultate sempre un medico prima di assumere antibiotici, il quale deve auscultarvi per determinare la situazione.
In alcuni casi selezionati, soprattutto per pazienti fragili o con sintomi molto intensi nelle prime 48 ore, il medico può valutare l’uso di farmaci antivirali specifici, ma il loro impiego resta limitato.
Come già detto va data forte attenzione ai sintomi respiratori, soprattutto se si affanna. In quel caso va contattato urgentemente un medico.
Per ricapitolare:
- Paracetamolo o ibuprofene per febbre e dolori
- Riposo assoluto e idratazione continua
- Niente antibiotici, salvo complicanze
- Antivirali solo su indicazione medica in casi precisi
- Attenzione ai sintomi che peggiorano dopo il 4°-5° giorno
Quando bisogna rivolgersi al medico?
Nella maggior parte dei casi, l’influenza K si risolve senza complicazioni, ma ci sono situazioni in cui è fondamentale contattare subito il medico. Se dopo 3 o 4 giorni la febbre resta alta o ritorna dopo un apparente miglioramento, è un segnale da non ignorare.
Lo stesso vale se compaiono respiro corto, dolore al petto, vomito persistente o una tosse che peggiora.
Un sintomo da prendere molto sul serio è l’affanno: se la persona inizia a faticare a respirare, anche a riposo o con piccoli sforzi, bisogna chiamare il medico con urgenza o rivolgersi al pronto soccorso. L’affanno può indicare un coinvolgimento polmonare o altre complicazioni gravi.
Per ricapitolare:
- Febbre oltre il 4° giorno o che ricompare dopo essere sparita
- Affanno o difficoltà respiratoria anche leggera: contattare il medico immediatamente
- Dolore al petto, senso di oppressione toracica
- Vomito o diarrea che non si risolvono
- Tosse che si intensifica invece di attenuarsi
- Attenzione particolare per anziani, bambini e pazienti con patologie croniche
Vaccinazione antinfluenzale: composizione, efficacia e raccomandazioni
La vaccinazione antinfluenzale resta il mezzo più efficace per prevenire l’infezione da virus influenzali e ridurre complicanze nei soggetti più a rischio. Per la stagione 2025–2026, i vaccini disponibili sono tutti trivalenti, perché il ceppo B/Yamagata non è più in circolazione a livello globale. I vaccini includono quindi:
- un ceppo A/H1N1
- un ceppo A/H3N2
- un ceppo B/Victoria
Esistono diverse formulazioni disponibili, tra cui:
- vaccini inattivati classici, a dose standard o alta
- vaccini adiuvati, indicati per gli over 65
- vaccini ricombinanti, con un profilo di efficacia elevato
- vaccini mRNA, attualmente in fase sperimentale ma già promettenti
- vaccino spray nasale vivo attenuato, solo per persone sane tra i 2 e i 49 anni
La vaccinazione è raccomandata per tutti dai 6 mesi in su, ma è particolarmente importante per:
- over 65
- persone con malattie croniche (cardiache, respiratorie, diabete, immunodepressione)
- donne in gravidanza
- operatori sanitari
- soggetti che vivono con persone fragili
Efficacia, quando vaccinarsi e co-somministrazione di altri vaccini
L’efficacia della vaccinazione antinfluenzale può variare in base alla stagione e al tipo di vaccino usato, ma riduce sensibilmente il rischio di infezione, complicanze e ospedalizzazioni. Nei soggetti adulti tra i 18 e i 64 anni, l’efficacia media contro l’ospedalizzazione è stimata intorno al 48%, mentre nei soggetti ≥65 anni, l’uso di vaccini ad alta dose o adiuvati garantisce una protezione più alta rispetto alle formulazioni standard. Anche chi contrae l’influenza dopo la vaccinazione tende ad avere sintomi più lievi e un decorso meno grave.
Il momento ideale per vaccinarsi è tra fine settembre e ottobre, prima che inizi a circolare il virus. Ma attenzione: può essere utile vaccinarsi anche nei mesi successivi, finché l’influenza è attiva. Non è consigliato vaccinarsi in estate, perché l’efficacia può calare col tempo. Una sola dose all’anno è sufficiente per gli adulti sani.
La vaccinazione può essere co-somministrata in sicurezza con altri vaccini, anche nella stessa seduta, purché in sedi diverse. È possibile farla insieme a:
- vaccino anti-COVID-19
- vaccino anti-RSV
- vaccino antipneumococcico (PCV15, PCV20 o PPSV23)
- vaccino contro l’herpes zoster (Shingrix)
