Cosa sono gli Hantavirus, trasmissione, sintomi, diagnosi e rischi

Negli ultimi giorni si è tornati a parlare di hantavirus dopo alcuni casi segnalati a livello internazionale, riportando l’attenzione su una famiglia di virus poco conosciuta dal grande pubblico.
Il loro nome può sembrare lontano dalla vita quotidiana, ma riguarda un tema concreto: il rapporto tra ambiente, roditori e salute umana.
Inoltre, va precisato un aspetto: gli hantavirus non si trasmettono tutti nello stesso modo e non provocano sempre lo stesso quadro clinico. Per questo è un po’ superficiale parlarne come se fossero un’unica entità. Alcune infezioni coinvolgono soprattutto i reni, altre possono interessare polmoni e cuore.
Ad ogni modo, vediamo insieme di capire che cosa sono, dove circolano, come avviene il contagio e quali segnali devono portare a una valutazione medica, senza allarmismi e con le giuste informazioni.
Il caso di Hantavirus della nave da crociera segnalato nel 2026
Il tema è tornato nelle cronache dopo il cluster di hantavirus collegato a una nave da crociera, segnalato all’Organizzazione mondiale della sanità il 2 maggio 2026.
Secondo l’OMS, al 4 maggio 2026 erano stati identificati sette casi, di cui due confermati in laboratorio e cinque sospetti, con tre decessi. La vicenda è stata seguita con attenzione perché la nave era partita dall’Argentina, area in cui circola il virus Andes, l’hantavirus per cui è documentata, in casi particolari, anche la trasmissione da persona a persona.
Questo non significa che il contagio interumano sia la modalità abituale degli hantavirus: al contrario, resta un’eccezione. Proprio per questo il caso della nave va letto con cautela, distinguendo tra indagine epidemiologica in corso, rischio per i contatti stretti e rischio per la popolazione generale, che l’ECDC ha indicato come molto basso per l’Europa.
@la.repubblica "Non siamo solo titoli di giornale: siamo persone con famiglie, con vite, con persone che ci aspettano a casa. C'è molta incertezza e questa è la parte più difficile": recita così il messaggio video che ha voluto postare su Instagram Jake Rosmarin, un blogger di viaggi statunitense. È seduto nella sua cabina a bordo della nave di lusso da crociera M/V Hondius, dove sono stati registrati tre casi di hantavirus mortali e cinque sospetti di contagio. video Reuters
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Che cosa sono gli Hantavirus
Con il termine hantavirus si indica un gruppo di virus appartenenti al genere Orthohantavirus. Non parliamo quindi di un solo virus, ma di una famiglia con più specie, alcune delle quali possono infettare l’uomo.
Il punto in comune è il legame con i roditori, che possono ospitare il virus senza sviluppare necessariamente una malattia evidente e contaminarne l’ambiente attraverso urina, feci e saliva.
Da qui nasce il rischio per l’essere umano, soprattutto quando si entra in contatto con luoghi in cui sono presenti tracce di infestazione.
Le infezioni da hantavirus possono avere manifestazioni diverse: nel cosiddetto Vecchio Mondo, quindi soprattutto in Europa e Asia, sono associate più spesso alla febbre emorragica con sindrome renale; nel Nuovo Mondo, in particolare nelle Americhe, sono legate alla sindrome cardiopolmonare da hantavirus, che può coinvolgere polmoni e cuore.
Come si trasmettono gli Hantavirus
La trasmissione degli hantavirus avviene soprattutto attraverso il contatto indiretto con roditori infetti. Il virus può essere presente in urina, feci e saliva e diventare un rischio quando questi materiali contaminano polvere, superfici o ambienti frequentati dall’uomo.
La via principale è l’inalazione di particelle contaminate, ad esempio quando si smuove polvere in luoghi dove ci sono state infestazioni di topi o ratti; più raramente, il contagio può avvenire attraverso morsi, graffi o contatto con mucose e piccole lesioni della pelle.
Va però chiarito anche un altro aspetto: la maggior parte degli hantavirus non si trasmette da persona a persona. L’eccezione più importante è il virus Andes, presente soprattutto in alcune aree del Sud America, per il quale sono stati documentati casi di trasmissione interumana, in genere in contesti di contatto stretto e prolungato (come nel caso della crociera del 2026).
Il ruolo dei roditori nella trasmissione degli Hantavirus
I roditori sono il serbatoio naturale di molti hantavirus: questo significa che possono ospitare il virus e mantenerlo nell’ambiente, senza essere necessariamente riconosciuti come animali malati. Non tutti i roditori trasportano gli stessi virus e non tutti gli hantavirus hanno la stessa distribuzione geografica.
È proprio questo legame tra specie animale, territorio e tipo di virus a spiegare perché in alcune aree del mondo si osservano soprattutto forme renali, mentre in altre si registrano forme cardiopolmonari.
Nel Nord America, per esempio, il Sin Nombre virus è associato soprattutto al topo cervo, mentre il virus Andes, rilevante in Sud America, è legato ad alcuni roditori locali. Il rischio per l’uomo aumenta quando questi animali entrano in case, capanni, magazzini, navi, baite o altri ambienti chiusi, lasciando tracce che possono contaminare superfici e polvere.
La trasmissione da persona a persona degli Hantavirus
Quando si parla di hantavirus, uno dei punti da chiarire subito è che il contagio tra persone non è la regola. Nella maggior parte dei casi, l’infezione è legata all’esposizione a roditori infetti o ad ambienti contaminati dalle loro secrezioni.
Esiste però un’eccezione importante: il virus Andes, presente soprattutto in alcune aree del Sud America, per il quale sono stati documentati casi di trasmissione da persona a persona. Si tratta di situazioni particolari, spesso legate a contatti stretti, prolungati o familiari, e non autorizzano a dire che tutti gli hantavirus si diffondano facilmente tra esseri umani.
Anche in questo caso, quindi, è essenziale distinguere tra i diversi virus e non usare il termine hantavirus come se indicasse un comportamento unico e uguale per tutti.
Quali malattie causano gli Hantavirus
Le infezioni da hantavirus non seguono tutte lo stesso percorso. In alcuni casi il problema principale riguarda i reni, in altri il coinvolgimento più importante interessa polmoni e cuore.
Per questo le due forme più citate sono la febbre emorragica con sindrome renale, nota anche come HFRS, e la sindrome cardiopolmonare da hantavirus, indicata con le sigle HCPS o HPS.
La prima è più frequente in Asia ed Europa e può manifestarsi con febbre, disturbi emorragici e compromissione renale.
La seconda è descritta soprattutto nelle Americhe e può evolvere con difficoltà respiratoria, accumulo di liquidi nei polmoni e problemi cardiocircolatori.
In entrambi i casi, la gravità dipende dal tipo di virus coinvolto, dalle condizioni della persona e dalla rapidità con cui viene riconosciuta l’infezione.
La febbre emorragica con sindrome renale
La febbre emorragica con sindrome renale è la forma di infezione da hantavirus più associata a Europa e Asia. In questo caso il bersaglio principale è rappresentato dai reni, anche se il quadro può coinvolgere più aspetti dell’organismo.
I virus più citati in questo contesto sono, tra gli altri, Hantaan, Seoul, Puumala e Dobrava, con manifestazioni che possono variare molto da un caso all’altro.
Alcune forme hanno un decorso più contenuto, altre possono richiedere un monitoraggio medico più stretto, soprattutto quando compaiono alterazioni della funzione renale, febbre persistente o segni compatibili con un interessamento emorragico. Anche qui, quindi, il punto non è parlare di “hantavirus” in modo generico, ma capire quale virus è coinvolto e quale quadro clinico sta provocando.
Sindrome cardiopolmonare da Hantavirus
La sindrome cardiopolmonare da hantavirus è la forma più legata alle Americhe e riguarda soprattutto alcuni virus del cosiddetto Nuovo Mondo, come il Sin Nombre virus e il virus Andes.
In questo caso l’infezione può partire con sintomi poco specifici, simili a quelli di molte altre malattie febbrili, ma nei casi più seri può arrivare a coinvolgere polmoni e cuore.
Il problema principale è l’aumento della permeabilità dei piccoli vasi sanguigni, che può favorire l’accumulo di liquidi nei polmoni e rendere più difficile la respirazione.
È una condizione rara, ma proprio per questo va riconosciuta con attenzione quando una persona presenta sintomi compatibili dopo una possibile esposizione a roditori o ad ambienti contaminati.
Sintomi e decorso dell’infezione da Hantavirus
I sintomi degli hantavirus possono cambiare in base al virus coinvolto, ma spesso l’infezione inizia in modo poco riconoscibile, con febbre, stanchezza, dolori muscolari, mal di testa, brividi e, in alcuni casi, disturbi come nausea, vomito, diarrea o dolore addominale.
È proprio questa fase iniziale a rendere il quadro meno immediato, perché può ricordare molte altre infezioni. La differenza emerge quando l’infezione evolve: nelle forme renali possono comparire alterazioni legate ai reni, mentre nella sindrome cardiopolmonare da hantavirus il peggioramento può riguardare soprattutto la respirazione, con comparsa di difficoltà respiratoria e possibile calo della pressione.
I sintomi, in genere, compaiono dopo un periodo di incubazione che può andare da una a otto settimane dall’esposizione, motivo per cui è importante riferire al medico eventuali contatti recenti con ambienti contaminati da roditori.
Dove sono diffusi gli Hantavirus
Gli hantavirus non appartengono a una sola area del mondo: la loro presenza segue soprattutto la distribuzione dei roditori che li ospitano.
In Asia ed Europa sono più frequenti le forme legate alla febbre emorragica con sindrome renale, mentre nelle Americhe si osservano soprattutto i casi di sindrome cardiopolmonare da hantavirus. Anche qui, però, serve evitare semplificazioni: il rischio non è uniforme e può cambiare molto da Paese a Paese, da regione a regione e persino da un anno all’altro.
A influire sono diversi fattori, tra cui la presenza dei roditori serbatoio, le condizioni ambientali, le variazioni climatiche, le attività umane e il contatto con ambienti dove possono accumularsi tracce contaminate. In altre parole, la mappa degli hantavirus non è fissa: dipende dall’incontro tra virus, animali, territorio e comportamenti umani.
Come si fa la diagnosi degli Hantavirus
La diagnosi di infezione da hantavirus non può basarsi solo sui sintomi, perché la fase iniziale può somigliare a molte altre malattie febbrili.
Per questo servono esami specifici, valutati in base al quadro clinico e alla possibile esposizione a roditori o ambienti contaminati.
Il metodo più usato è la ricerca degli anticorpi, in particolare le IgM, che indicano un’infezione recente, e le IgG, che possono segnalare un contatto passato con il virus. In alcuni casi può essere utilizzata anche la RT-PCR, un test che cerca direttamente il materiale genetico del virus e può aiutare a confermare l’infezione nelle fasi iniziali o nei casi più complessi.
In presenza di sintomi compatibili, soprattutto dopo una possibile esposizione, è quindi importante rivolgersi a un medico e non cercare di interpretare da soli il quadro.
Prevenzione e comportamenti da evitare
La prevenzione degli hantavirus passa soprattutto dalla riduzione del contatto con roditori e con ambienti che possono essere stati contaminati. In case, cantine, garage, baite, capanni o locali rimasti chiusi a lungo, è importante evitare di sollevare polvere a secco, soprattutto se sono presenti escrementi, nidi o tracce di roditori.
Prima di pulire, l’ambiente va arieggiato, le superfici contaminate vanno trattate con prodotti adeguati e i materiali potenzialmente infetti non andrebbero rimossi con scopa o aspirapolvere, perché questo può disperdere particelle nell’aria.
La misura più utile resta impedire l’ingresso dei roditori negli edifici, chiudendo fessure, gestendo correttamente i rifiuti e conservando il cibo in contenitori protetti. Non si tratta di vivere con paura, ma di adottare precauzioni semplici quando si entra in ambienti dove la presenza di topi o ratti è evidente o possibile.
Gli Hantavirus in breve
Per ricapitolare.
Gli hantavirus sono una famiglia di virus legata soprattutto ai roditori, ma non vanno considerati come un’unica entità. Alcuni sono associati soprattutto a forme con interessamento dei reni, altri possono coinvolgere polmoni e cuore.
La trasmissione avviene nella maggior parte dei casi attraverso l’inalazione di particelle contaminate da urina, feci o saliva di roditori infetti, mentre il contagio tra persone resta raro e documentato soprattutto per il virus Andes.
I sintomi iniziali possono essere poco specifici, per questo contano molto il contesto, l’eventuale esposizione e la valutazione medica.
