Ceftriaxone-resistenza nella gonorrea: l’ECDC lancia l’allarme in tutta Europa

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La gonorrea sta diventando sempre più difficile da trattare. Un numero crescente di Paesi europei ha segnalato all’ECDC ceppi di Neisseria gonorrhoeae resistenti al ceftriaxone, l’antibiotico di prima linea per il trattamento di questa infezione sessualmente trasmessa. Un fenomeno che arriva in un contesto già preoccupante: i casi di gonorrea in Europa sono aumentati del 303% negli ultimi anni, come documentato nel nostro approfondimento sulle infezioni sessualmente trasmesse da record in Europa. Ora, alla crescita dei numeri si aggiunge la minaccia della resistenza agli antibiotici.

Cosa sta succedendo: i dati ECDC

L’ECDC ha lanciato un allarme riguardante la diffusione in tutta Europa di ceppi di Neisseria gonorrhoeae con resistenza al ceftriaxone. Il ceftriaxone è considerato il farmaco di prima linea per il trattamento della gonorrea ed è l’ultimo baluardo della monoterapia efficace. Diversi Paesi europei hanno segnalato ceppi con concentrazioni minime inibenti (MIC) elevate, indicative di una resistenza in evoluzione. La situazione è monitorata attraverso il sistema di sorveglianza Euro-GASP (European Gonococcal Antimicrobial Surveillance Programme), che coordina la raccolta dati a livello continentale.

I meccanismi molecolari della resistenza

Alla base della resistenza al ceftriaxone ci sono principalmente mutazioni nel gene penA, che codifica per una proteina legante la penicillina (PBP2). Queste mutazioni alterano la struttura della PBP2, riducendo l’affinità di legame con il ceftriaxone e rendendo l’antibiotico meno efficace. I ceppi resistenti presentano spesso MIC elevate (superiori a 0,125 mg/L), un valore che indica la minima concentrazione di antibiotico necessaria per inibire la crescita batterica. Più la MIC è alta, più il trattamento standard rischia di fallire. Oltre alle mutazioni nel gene penA, possono contribuire alla resistenza anche meccanismi accessori come l’ipersepressione di pompe di efflusso (che espellono l’antibiotico dalla cellula batterica) e la produzione di beta-lattamasi plasmidiche.

Le implicazioni per la salute pubblica

La resistenza al ceftriaxone rappresenta una minaccia concreta per il controllo della gonorrea a livello globale. L’OMS stima circa 82 milioni di nuovi casi di gonorrea all’anno nel mondo, e la resistenza agli antibiotici è considerata una delle principali minacce per il controllo dell’infezione. In questo scenario, l’ECDC ha valutato diverse strategie di mitigazione, tra cui la doxyciclina come profilassi post-esposizione (doxy-PEP), già raccomandata in alcune linee guida internazionali per popolazioni ad alto rischio. Le alternative terapeutiche attualmente disponibili sono limitate: la gentamicina (in combinazione con azitromicina), la spectinomicina e l’azitromicina stessa, anche se quest’ultima ha visto emergere resistenze in molti contesti. Per un quadro più ampio sul tema della resistenza antimicrobica, leggi il nostro articolo sul nuovo Piano d’Azione Globale AMR 2026-2036 dell’OMS.

Il contesto globale

La situazione europea si inserisce in un contesto globale in cui la resistenza antimicrobica (AMR) è riconosciuta come una delle dieci principali minacce per la salute pubblica globale. La gonorrea non trattata o trattata in modo inefficace può portare a complicanze gravi come malattia infiammatoria pelvica, infertilità e gravidanza ectopica nelle donne, e epididimite negli uomini. La sorveglianza continua, lo sviluppo di nuovi antibiotici e l’implementazione di strategie di prevenzione combinate (uso del preservativo, screening regolari, doxy-PEP per popolazioni a rischio) sono gli strumenti principali per contrastare la diffusione della resistenza. L’OMS, attraverso il suo Global Action Plan on AMR 2026-2036, ha identificato lo sviluppo di nuovi antibiotici e la stewardship antimicrobica come priorità assolute per il prossimo decennio.

⚠️ Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere medico. Consulta sempre il tuo medico per diagnosi e terapie.

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