Cambiamento climatico e malattie infettive: il rapporto ASM-AGU che ridefinisce la preparedness globale

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Il cambiamento climatico non è solo un problema di temperature che salgono e ghiacciai che si sciolgono. I suoi effetti si riverberano su ogni aspetto della nostra salute, e le malattie infettive sono tra le prime a risentirne. A maggio 2026, l’American Academy of Microbiology (ASM) e l’American Geophysical Union (AGU) hanno pubblicato un rapporto che fa il punto sulla situazione e traccia la strada per la preparedness globale. Ecco cosa c’è da sapere.

Il rapporto che fa il punto su clima e infezioni

Il rapporto, intitolato “Role of Climate Change on Emerging and Reemerging Infectious Diseases: From Attribution to Action in Global Health Preparedness”, è stato sviluppato da un comitato di esperti sulla base delle discussioni di un colloquio congiunto tenutosi il 9 e 10 ottobre 2025, con il supporto dell’American Society of Tropical Medicine and Hygiene e del Burroughs Wellcome Fund. È il sesto e ultimo report del Portfolio Scientifico su Clima e Microbi dell’Accademia, un’iniziativa quinquennale per avanzare la scienza microbica a supporto delle politiche climatiche e dell’innovazione globale.

Come il clima sta rimodellando il panorama delle malattie infettive

Il messaggio centrale del rapporto è chiaro: i cambiamenti nei pattern di temperatura e precipitazioni, insieme all’innalzamento del livello del mare e agli eventi meteorologici estremi sempre più frequenti, stanno alterando l’ecologia, l’evoluzione, la distribuzione e la prevalenza di serbatoi animali, ospiti, vettori e agenti patogeni. Il risultato è duplice: nuove malattie emergono in regioni dove non erano mai state viste, mentre altre, che si credevano sotto controllo, ricompaiono in aree dove erano state eradicate.

Un esempio concreto riguarda le malattie trasmesse dalle zanzare: l’aumento delle temperature sta espandendo l’areale di vettori come Aedes e Anopheles verso latitudini prima troppo fredde, portando con sé dengue, chikungunya, malaria e West Nile in aree dell’Europa meridionale e del Nord America che in passato erano considerate sicure. Per approfondire il tema, puoi consultare la pagina dedicata alle malattie trasmesse dalle zanzare.

Dalla correlazione all’attribuzione: il salto scientifico necessario

Uno dei punti chiave del rapporto è la necessità di andare oltre la semplice correlazione tra cambiamento climatico e malattie infettive. Gli autori chiedono più studi di attribuzione, che permettano di quantificare con precisione come specifici cambiamenti climatici (un’ondata di calore, un’alluvione, una siccità prolungata) si traducano in esiti sanitari misurabili. “Il cambiamento climatico sta spostando i rischi di malattie infettive in nuove aree, spesso più velocemente di quanto i sistemi sanitari possano rispondere”, ha dichiarato Jay Lennon, Ph.D., co-chair del comitato e Chair della Task Force sul Cambiamento Climatico dell’Accademia.

“Migliori studi di rilevamento e attribuzione ci daranno gli strumenti per anticipare dove i rischi stanno andando e come i sistemi di salute pubblica dovrebbero prepararsi.”

Le priorità per la preparedness globale

Il rapporto identifica diverse aree prioritarie di intervento:

  • Studi di attribuzione a lungo termine: servono dati climatici e epidemiologici di alta qualità su scale temporali significative per capire le relazioni causa-effetto.
  • Formazione della forza lavoro: microbiologi, climatologi, epidemiologi e modellisti devono collaborare in modo integrato, superando i confini disciplinari.
  • Diagnostica e terapie innovative: servono nuovi strumenti per identificare rapidamente patogeni emergenti in aree dove non erano attesi.
  • Sistemi di sorveglianza predittivi: non solo monitorare ciò che accade, ma anticipare cosa potrebbe accadere sulla base dei modelli climatici.

“Questo rapporto è un appello alla comunità scientifica a lavorare attraverso le discipline e attraverso i confini”, ha commentato Madeleine Thomson, Ph.D., co-chair del comitato e Head of Climate Impacts and Adaptation presso il Wellcome Trust. “Microbiologi, climatologi, epidemiologi e modellisti hanno tutti un ruolo da giocare. Quando combiniamo queste prospettive, possiamo costruire sistemi di sorveglianza più veloci, più predittivi e meglio equipaggiati per proteggere le comunità in tutto il mondo.”

Clima, ecosistemi e risposta immunitaria

Il rapporto sottolinea anche come i cambiamenti ambientali influenzino non solo i patogeni e i vettori, ma anche la nostra risposta immunitaria. Lo stress termico, la malnutrizione indotta da eventi climatici estremi e l’esposizione a nuovi allergeni possono alterare l’efficacia del sistema immunitario, rendendo le popolazioni più vulnerabili alle infezioni. Per capire meglio come funzionano le nostre difese naturali contro i patogeni, puoi approfondire il funzionamento del sistema del complemento, una delle prime linee di difesa dell’immunità innata.

Un percorso già tracciato

Il rapporto ASM-AGU si inserisce in un filone di lavoro già avviato. Nel 2025, le stesse organizzazioni avevano pubblicato un report sulla riduzione delle infezioni trasmesse dall’acqua in un contesto di alterazioni climatiche dei sistemi idrici. L’unità scientifica di Microbiologia Applicata e Ambientale (AEM) dell’ASM continuerà a sviluppare i risultati del portfolio, traducendo le scoperte microbiche in soluzioni per la resilienza climatica.

Con questo sesto report, il Portfolio Scientifico su Clima e Microbi si conclude, ma il lavoro è tutt’altro che finito. L’Accademia annuncerà un nuovo portfolio scientifico nell’estate del 2026. Nel frattempo, il messaggio è chiaro: prepararsi alle malattie infettive del futuro significa prepararsi al clima che cambia.

⚠️ Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere medico. Consulta sempre il tuo medico per diagnosi e terapie.

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